18 Giugno 2020

Lettera da Chioggia

Luigi Penzo
Lettera da Chioggia
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Oggi pubblichiamo una lettera che ci ha inviato un nostro assiduo lettore di Chioggia, Luigi Penzo. L’ha scritta all’indomani dell’articolo di Tomaso Montanari sul Fatto quotidiano. È una riflessione molto acuta e condivisibile, perciò lo ringraziamo.

Oggi ho letto l’articolo pubblicato nel vostro sito dal titolo “quell’articolo severo ed impetuoso” in merito allo sviluppo della città di Assisi in questi ultimi decenni. Ho fatto click anche all’articolo di Tommaso Montanari pubblicato dal Fatto quotidiano.

Premetto che io abito a Chioggia una città d’arte vicina a Venezia, di cui condividiamo cose belle (vedi turismo, spiagge…) e cose brutte (vedi acqua alta…) e quindi vedo continuamente lo sviluppo delle città turistiche legate al massiccio afflusso di persone che porta con sè un’onda commerciale.
Il turismo “moderno” quello legato alla globalizzazione ed allo spostamento di milioni di turisti verso l’Europa ed in particolare verso il nostro paese sicuramente crea problemi seri alla crescita delle città d’arte quale Assisi.  Si crea un movimento di denaro e di ricadute economiche enormi che se non governate incentivano sviluppi solo in certe direzioni (botteghe di souvenir, ristoranti fast food, negozi usa e getta.) ma questo non dipende unicamente dalla crescita turistica, dipende anche dalla progettazione che un paese o una città si dà. 
La bellezza dell’Italia, quella che il turista cerca, non si trova nel negozio di souvenir o nelle stanze affittate, si trova nei colori delle abitazioni, nelle piazze trovate improvvisamente, negli angoli nascosti dove c’è la finestra con i fiori, con i cortili, con i giardini, con le persone che incontri e parli.  Tutto questo va mantenuto e costruito con l’amore per la propria città e quindi con i suoi abitanti. E questi sono anziani e giovani, sicuramente di più gli anziani (lo vedo anche nella mia città) che spesso rimangono guardiani delle case e dei quartieri che i giovani abbandonano per spostarsi al di fuori del centro, dove auto, trasporti, velocità, lavoro, trovano un habitat per loro maggiore.
Se il centro si spopola, viene venduto al turismo di massa, diventa affare economico, di affitti veloci e brevi, senza problemi a medio e lungo termine.

Si può fare qualcosa per direzionare questo sviluppo turistico?

Assisi diventerà un’altra location ad uso rapido? Venezia diventerà anch’essa un museo aperto dieci ore e poi chiuso con solo cittadini-guardiani?

Si può fare! Certo che si può fare.

La tecnologia può venire in aiuto, lo abbiamo visto in questi mesi, rimanendo in casa abbiamo comunicato con tutto il mondo, ci siamo scambiati video, immagini, emozioni, contatti. Allora dotiamo le nostre città di collegamenti rapidi, apriamo ad un wifi diffuso, trasformiamo i palazzi vuoti in contenitori di start up giovani, sfruttando anche tutte le manifestazioni religiose e non che di volta in volta si creano.
Il calendimaggio ha generato attorno a sé una serie di musicisti e storici legati alla musica antica, non potrebbe a sua volta creare un gruppo di giovani che valorizzi gli abiti antichi, i giochi. La prima volta che ho visto il Calendimaggio sono rimasto abbagliato e meravigliato di come una città diventa per tre giorni estranea al mondo tutto e si presenti nella sua autenticità in piazza, tra di loro, dove io mi sono sentito ospite.
Economy di Francesco che si terrà prossimamente non potrebbe essere occasione per costruire start up di giovani che lavorino in tal senso, che creino progetti nuovi di economia pratica legata alle tradizioni territoriali. Se si incentiva per esempio in Assisi la creazione di un forno per il pane, non potrebbe questo diventare un forno di paese, dove tutti si recano non solo per l’acquisto ma anche per parlare del pane di una volta, chiacchierare. Le botteghe dovrebbero avere un marchio di identità assisana, che valorizzi la storia che spesso c’è dietro, che va raccontata.
Le soluzioni abitative che si potrebbero creare nei palazzi e nei conventi perché non pensarle come abitazioni sociali dove vi siano in comune momenti di vita quali per esempio la cena, lo spazio bambini, le discussioni.  Sarebbero punti di vita cittadina che se costruiti in più parti potrebbero poi coagularsi e scambiarsi esperienze, una specie di incontro tra le famiglie, non certo di scontro come nel passato, ma di scambio culturale anche legato ad ospitalità per immigrati.
Il governo della città dovrebbe naturalmente dare spazio a questo aiutando queste trasformazioni, dando non solo incentivi, ma chiedendo loro di partecipare alla vita sociale e culturale della città, con idee e progetti, magari a costo zero per la comunità perché legati a sentirsi parte di tutto questo.   A Venezia si organizza in più parti una idea che si chiama “Tutta mia la città- in campo co’ sguceri e pironi “letteralmente cucchiaio e forchetta, dove si mangia tutti insieme nella pubblica piazza, portando ognuno l’occorrente. Momenti di crescita della città senza costi ma con passione e cuore che serve a costruire nei bambini e nei giovani, anche con gli anziani, i cittadini del futuro.

Non è facile certamente ma perché non provarci…

La formula potrebbe essere anche ibrida, non si può certamente ignorare il turismo dei gruppi, della massa domenicale, ma camminare anche con queste idee, mescolare le due cose, almeno in questa fase.  Assisi è un bene prezioso  comune di tutti, una volta qualcuno è uscito per riparare la chiesa, oggi chissà potrebbe accadere il contrario che la chiesa esca per riparare la città.
Adesso smetto, queste mie chiacchiere potrebbero “volare” troppo, ma vi saluto cordialmente.

Luigi Penzo

Luigi Penzo

Tecnico di Laboratorio Chimico, appassionato della mia città, dedico attività nell'Università Popolare e nel volontariato attivo da molti anni, studioso e ricercatore, con la passione del bene comune. Nel mio cuore un posto speciale ad Assisi, il mio luogo dell'anima.

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