09 Maggio 2020

Calendimaggio, simbolo dei cuori pulsanti

Gianluca Dionigi
Calendimaggio, simbolo dei cuori pulsanti

Il Calendimaggio è appartenenza.
Non si “fa”, lo si vive. Giorno dopo giorno. Si sogna di notte, si desidera.
Il Calendimaggio è una storia d’amore, ha i suoi riti, le sue liturgie non scritte che da decenni si ripetono, generazioni di assisani e non, che con maggiore o minore coinvolgimento costruiscono qualcosa di merviglioso ed effimero che potrebbe durare per sempre, ma che dopo 3-4 giorni finirà.
Poi si ricomincia ad immaginare un nuovo Calendimaggio.
Anzi due.
Due Calendimaggio perchè le Parti realizzano due scene, quattro cortei, due esibizioni dei Cori.
Tutto è duplice e molteplice, migliaia di storie d’amore, sbornie, panini con porchetta, raid fatti o subìti.
Se esisterà un giorno, una parola unica per definire il Calendimaggio sarà una parola policroma e dalle forme tondeggianti, sarà simbolo dei cuori pulsanti di centinaia di generazioni che si sono scontrate di fronte all’austera Minerva, sotto la giunonica Torre di Piazza, attendendo il suono della campana che segna l’arrivo del Maestro di Campo. In quell’attimo interminabile, infinito, durante il quale tutto ci scorre accanto; quell’unico momento che segnerà le nostre vite per il resto dell’anno; l’attimo benedetto e maledetto riuscirà a farci risorgere dalla polvere, o finire nell’oblio.
Finchè riusciremo a far vivere questa magia, il Calendimaggio vivrà di noi e per noi.

Il Calendimaggio non morirà mai.

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