22 Dicembre 2017

All’eremo delle carceri

Giuseppe Bambini
All’eremo delle carceri

Se siete ad Assisi e dintorni per queste festività di fine anno, se volete gustarvi un presepe nel presepe, il suggerimento è obbligato: l’eremo delle carceri, localmente “le carceri”. Il luogo era già frequentato da eremiti agli albori del cristianesimo, nel X sec vi fu eretta “S. Maria ad carceres”, così chiamata perché gli eremiti si “carceravano” nelle grotte adiacenti isolandosi dal mondo esterno; il luogo fu prediletto da S. Francesco (1182-1226) che vi si ritirava insieme ai primi seguaci per dedicarsi a una vita di preghiera e contemplazione.

In automobile: da piazza Matteotti, localmente “piazza nova” (445 m), si prende in salita la strada asfaltata via santuario delle carceri, sottopassata porta cappuccini si prosegue in salita tra oliveti e stretti tornanti,  dopo circa 3 km, in corrispondenza di una netta curva a dx, sulla sx un grande spiazzo sterrato: parcheggio “cava dei francesi” (754 m, – 3 km ca da piazza Matteotti) dove conviene fermarsi; da qui percorrendo a piedi 300 m in salita si giunge all’ingresso dell’eremo (792 m).

Sottopassato un arco di pietra, si percorre un vialetto sterrato tra bassi muretti e imponenti querce e lecci secolari dove, sulla sx, si noterà un leccio dal tronco gigantesco, poco prima di giungere alla porta dell’eremo. Si giunge in un chiostrino triangolare a strapiombo sul fosso delle carceri – asciutto – chiamato già nel medioevo “rigo secco” con due pozzi, in basso è la valle umbra; notare sulla sx  sopra la porta del conventino, l’emblema di S. Bernardino da Siena (1380-1444) I H S contornato da 12 raggi.

Attraverso una bassa tettoia si entra nella primitiva cappellina, in parte ricavata nella viva roccia da dove, scendendo una ripida e stretta scaletta, si giunge al letto di pietra dove il Santo riposava, tramite una minuscola porticina si esce all’aperto, immediatamente la vista si posa in basso su una lastra rossa con un foro –  “buco del diavolo” – attraverso il quale si intravede il fondo della tenebrosa forra.

Nei “fioretti di S. Francesco”al capitolo XXIX si narra “come il demonio, in forma di Crocifisso, apparve più volte a frate Rufino, dicendogli che perdea il bene che facea, perocch’egli non era degli eletti di vita eterna”, alché S. Francesco suggerì la frase, da rivolgere al maligno quando si sarebbe ripresentato di nuovo, per scacciarlo definitivamente.

Ovviamente il diavolo apparve di nuovo nelle sembianze di Cristo dicendogli “o frate Rufino, non t’ho io detto che tu non gli creda al figliuolo di Pietro Bernardoni, e che tu non ti affatichi in lagrime e in orazioni, perocché tu sei dannato? Che ti giova affliggerti mentre tu se’ vivo, e poi quando tu morrai sarai dannato?” E subitamente frate Rufino rispuose al demonio: “apri la bocca, che mo’ vi ti caco”. Di che il demonio isdegnato, immantanente si partì con tanta tempesta e commozione di pietre di monte Subasio che era quivi allato”

Da allora questo luogo mistico non è stato più frequentato dal maligno, e al termine della celebrazione della vigilia del Natale (che inizia intorno alle 22.30) – nella piccola chiesa dell’eremo impreziosita da un umile presepe – uscendo lungo il bosco  illuminato da candele colorate, nel rituale del “bacio del Bambino” il mistico e il sacro sono lì, sottopelle, è davvero un presepe nel presepe, buone emozioni e Buon Natale a tutti…

Giuseppe Bambini

Viandante per antiche terre Umbre

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