14 Dicembre 2025

Verso il Natale, ma non c’è pace nel cuore dell’uomo.

Claudio Volpi
Verso il Natale, ma non c’è pace nel cuore dell’uomo.
Natività - Lorenzo Lotto

“La poesia di Antonia Pozzi è punteggiata di aneliti verso il sacro, spesso raggiunto nella forma di preghiera e nell’attitudine di creatura, che sente il bisogno di Assoluto. L’autrice, nonostante la giovane età, si mette così alla sua ricerca, trovandola a sprazzi, tra il baluginare di umori diversi, a volte, protesi verso il dolore e la disperazione. Tra i raggi di queste emozioni religiose, non manca la visione del fanciullo misterioso, nel quale si può vedere Cristo bambino, che la accompagna e la sostiene nel suo cammino” (G.B. Gandolfo, L.Vassallo).

Notturno Invernale

Così lieve è il tuo passo,

fanciullo,

che quasi non t’odo,

dietro di me,

sul sentiero.

E così pura è l’ora,

così puro il lume

delle grandi stelle

nel cielo viola

che l’anima schiarisce

dentro la notte

come i tetri pini

che albeggiano

nel biancore della neve.

Un alto sonno

tiene la foresta

ed i monti

e tutta la terra.

Come una grazia cade

dal cielo il silenzio.

Ed io ti sento

l’anima battere,

dietro il silenzio,

come un filo

vivo di acque

dietro un velo di ghiaccio-

e il cuore trema,

come trema il viandante

quando il vento gli porta

attraverso la notte

l’eco d’un altro passo

che segue

il suo cammino.

Fanciullo, fanciullo,

sopra il mio cammino,

che va per una landa

senza ombre,

sono i tuoi puri occhi

due miracolose corolle

sbocciate a lavarmi

lo sguardo.

Fanciullo, noi siamo

in questa ora divina

due rondini

che s’incrociano

nell’infinito cielo,

prima di mettersi

in rotta

per plaghe remote.

E domani

saremo soli

col nostro cuore

verso il nostro destino.

Ma ancora,

nel profondo,

tremerà il palpito

lontano delle ali sorelle

e si convertirà

in una nuova

ansia di volo.

                   Antonia Pozzi

 

Poesia rarefatta e tesa all’estrema purità della parola, come vogliono i canoni dell’ermetismo assoluto, la lirica di Salvatore Quasimodo è limpida e colma di segni raffinati ed espressi con misurata serenità e partecipazione. Anche gli accenti più tragici sfiorano la sensibilità di un linguaggio fresco e aperto, che va puntualmente al cuore. Al poeta il Natale procura infatti parecchie emozioni; così le figure tradizionali del presepe si staccano dalla creta per stabilire un perfetto equilibrio con il messaggio rivolto a combattere il dolore delle cose e le passioni dell’uomo… Alla fine , però, si staglia, quasi come tagliente e prorompente preghiera, la terribile domanda, per volere umano, senza risposta(G.B. Gandolfo, L.Vassallo).

Natale

Natale. Guardo il presepe scolpito,

dove sono i pastori

appena giunti

alla povera stalla di Betlemme.

Anche i Re  Magi

nelle lunghe vesti

salutano il potente

Re del mondo.

Pace nella finzione

e nel silenzio

delle figure di legno:

ecco i vecchi del villaggio

e la stella che risplende,

e l’asinello di colore azzurro.

Pace nel cuore di Cristo

in eterno;

ma non c’è pace

nel cuore dell’uomo.

Anche con Cristo

e sono venti secoli

il fratello  si scaglia sul fratello.

Ma c’è chi ascolta

il pianto del bambino

che morirà poi in croce

fra due ladri?

                       Salvatore Quasimodo

 

 

 

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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