“La poesia di Antonia Pozzi è punteggiata di aneliti verso il sacro, spesso raggiunto nella forma di preghiera e nell’attitudine di creatura, che sente il bisogno di Assoluto. L’autrice, nonostante la giovane età, si mette così alla sua ricerca, trovandola a sprazzi, tra il baluginare di umori diversi, a volte, protesi verso il dolore e la disperazione. Tra i raggi di queste emozioni religiose, non manca la visione del fanciullo misterioso, nel quale si può vedere Cristo bambino, che la accompagna e la sostiene nel suo cammino” (G.B. Gandolfo, L.Vassallo).
Notturno Invernale
Così lieve è il tuo passo,
fanciullo,
che quasi non t’odo,
dietro di me,
sul sentiero.
E così pura è l’ora,
così puro il lume
delle grandi stelle
nel cielo viola
che l’anima schiarisce
dentro la notte
come i tetri pini
che albeggiano
nel biancore della neve.
Un alto sonno
tiene la foresta
ed i monti
e tutta la terra.
Come una grazia cade
dal cielo il silenzio.
Ed io ti sento
l’anima battere,
dietro il silenzio,
come un filo
vivo di acque
dietro un velo di ghiaccio-
e il cuore trema,
come trema il viandante
quando il vento gli porta
attraverso la notte
l’eco d’un altro passo
che segue
il suo cammino.
Fanciullo, fanciullo,
sopra il mio cammino,
che va per una landa
senza ombre,
sono i tuoi puri occhi
due miracolose corolle
sbocciate a lavarmi
lo sguardo.
Fanciullo, noi siamo
in questa ora divina
due rondini
che s’incrociano
nell’infinito cielo,
prima di mettersi
in rotta
per plaghe remote.
E domani
saremo soli
col nostro cuore
verso il nostro destino.
Ma ancora,
nel profondo,
tremerà il palpito
lontano delle ali sorelle
e si convertirà
in una nuova
ansia di volo.
Antonia Pozzi
Poesia rarefatta e tesa all’estrema purità della parola, come vogliono i canoni dell’ermetismo assoluto, la lirica di Salvatore Quasimodo è limpida e colma di segni raffinati ed espressi con misurata serenità e partecipazione. Anche gli accenti più tragici sfiorano la sensibilità di un linguaggio fresco e aperto, che va puntualmente al cuore. Al poeta il Natale procura infatti parecchie emozioni; così le figure tradizionali del presepe si staccano dalla creta per stabilire un perfetto equilibrio con il messaggio rivolto a combattere il dolore delle cose e le passioni dell’uomo… Alla fine , però, si staglia, quasi come tagliente e prorompente preghiera, la terribile domanda, per volere umano, senza risposta(G.B. Gandolfo, L.Vassallo).
Natale
Natale. Guardo il presepe scolpito,
dove sono i pastori
appena giunti
alla povera stalla di Betlemme.
Anche i Re Magi
nelle lunghe vesti
salutano il potente
Re del mondo.
Pace nella finzione
e nel silenzio
delle figure di legno:
ecco i vecchi del villaggio
e la stella che risplende,
e l’asinello di colore azzurro.
Pace nel cuore di Cristo
in eterno;
ma non c’è pace
nel cuore dell’uomo.
Anche con Cristo
e sono venti secoli
il fratello si scaglia sul fratello.
Ma c’è chi ascolta
il pianto del bambino
che morirà poi in croce
fra due ladri?
Salvatore Quasimodo