Oggi torniamo su uno dei migliori poeti italiani, Francesco Scarabicchi.
Il giorno nuovo
A Giacomo
Cerca la luce
d’ogni temporale,
nel fulmine e nel tuono
il varco aperto.
Sempre la quiete
segue la tempesta
così come l’età
che chiama l’età nuova.
In ogni adesso
è il poi che potrà essere,
nessuna fuga
ti darà il futuro,
il commuoversi muto
dei tuoi sensi
che guida ad ogni passo
chi lo cerca.
Arriverà e già sarai altrove,
inseguitore strenuo
d’orizzonti,
sentinella dell’alba,
nel chiarore che annuncia
il giorno nuovo nell’aurora.
Dies Solis/dies Domini
Da tanta solitudine del Sole
O dall’accesa verità del fuoco
Mai consonante fu meglio
offerta al dono
E alla virtù che il nome
in sé conserva;
Nulla decide
nel segno della festa
Il suo solstizio eterno,
il suo equinozio
Che chiama ogni stagione
al suo concilio
Anno del mai,
l’invitto signore del riposo.
Luglio
Mese dell’oro
e della mietitura,
fuoco di segno fisso,
girasole,
luna di re e bastiglia,
millenaria
controra di torpore
e di penombra.
Clausola
S’apre di nuovo
ciò che qui si chiude,
l’alfabeto contento,
i sostantivi,
la sua discreta musica,
la vela che guarda
all’orizzonte degli approdi,
al giungere sul limite,
al tornare.
Il giardino nascosto
Sosta d’un breve viaggio.
Oh, le antiche memorie del presente
convocate fra gli archi e il gelsomino.
T’incontro qui
dove non sei mai stata,
ti riconosco senza averti vista,
ti chiamo come
se sapessi il nome,
tu che manchi
senz’essertene andata.
Antico come ogni futuro.
La fioritura
e poi l’autunno spento,
invisibile muoversi
del verde,
foglia che cade
e fuoco delle gemme,
pazienza e meraviglia
d’ogni luna che s’accompagna
al mese più propizio.
Sono dove non sai
d’essere stata,
magari sulla sedia
a cui più manchi
e sento appena il vento
ch’è passato
senza lasciare traccia.
Può essere eterno
il pomeriggio pigro.