Agosto, stelle cadenti, ferragosto, desideri…
È la notte
dei desideri,
delle facce alzate
delle attese,
del tutto che siamo,
del poco che respira,
che spera.
Una vecchia paura
rabbuia dentro
e come una lente
sul niente
sente che passiamo;
le cicale non sanno
nulla di noi
e forse
nemmeno noi
e il cielo
è un vecchio sperso
in un’allegria,
un testimone ignaro
e in questo
svanire svelto di luci
penso
cadranno ancora
valide stelle,
quelle di quando
eravamo bambini,
saranno
semplicemente belle
ora che abbiamo
un tetto sulla testa
e da mangiare
ora che i nostri morti
non si fanno più aspettare,
che nulla è temuto,
perché già saputo?
Vogliamo ancora
chiedere al buio
l’amore?
Lo sguardo è un amo
che non sa pescare,
io poi guardo
anche la terra
chè sono una che crede
di non saper volare
che a tutto s’aggrappa
per non cadere
e così poi cade;
e si presume
da qui
ci sia ancora un domani,
un sogno che ha solo
bisogno di un futuro;
tu mi sei accanto,
eppure dentro,
il naso appeso
a un infinito
che infuria da noi
e da ogni cosa lontano
e non so davvero
se sia cosa
desiderare
e non so cosa
desiderare ancora.
Beatrice Zerbini