“Noi siamo della stessa stoffa di cui sono fatti i sogni”: è una frase leggendaria, la pronuncia il mago Prospero in un momento culminante della Tempesta, uno dei capolavori assoluti di Shakespeare e di ogni tempo. Il mago, duca di Milano esiliato su un’isola caraibica, magica, popolata di voci, paragona la nostra natura umana a quella dei sogni: impalpabili, per definizione, incerti. Appaiono e si dileguano, tale è la sostanza dell’uomo. Prospero sta indicando anche la realtà della scena, del teatro, che d’incanto fa apparire storie, eventi, tragedie, tutte destinate a svanire nel nulla quando cala il sipario….Ecco che dire che siamo della stessa stoffa dei sogni significa affermare la nostra natura effimera ma anche magica: nati dal nulla, da una trama invisibile, ci muoviamo leggeri sulla scena del mondo, e ciò che muove, ci anima, è un mistero celato da quel tessuto” (R.Mussapi). Non è così profondamente vero? Non ci riguarda, non ci coinvolge tutto ciò? Quando pensiamo alcune volte che la nostra vita sia un film, oppure ci sembra di vivere in un sogno, o non distinguiamo se sia vero ciò che ci sta capitando o sia qualcos’altro, non facciamo in fondo che sentire su di noi ciò che il Bardo ha scolpito per sempre con parole immortali, che oggi vi proponiamo insieme a dei versi altrettanto alti di Dylan Thomas.
…
Ferdinando,
hai l’aria stravolta,
figlio mio,
e sembri atterrito:
sii sereno.
Il nostro spettacolo
è finito:
i nostri attori,
come ti avevo detto,
erano tutti spiriti
e si sono dissolti
nell’aria sottile.
E come l’edificio
su fondamenti invisibili
di questa visione,
le terre ricoperte
dalle nuvole,
i palazzi sontuosi,
i templi,
questo vasto globo
e tutto quanto contiene,
tutto si dissolverà
come un sogno.
Come la scena
priva di sostanza
ora svanita,
tutto senza lasciare traccia
sarà svanito.
Noi siamo
della stessa stoffa
di cui sono fatti i sogni,
e la nostra piccola vita
è circondata da un sonno.
William Shakespeare
……
Non per il superbo
Che s’apparta
Dalla luna che infuria
Io scrivo
Su queste pagine
Di spuma
Né per i morti
Che torreggiano
Con i loro usignoli
E i loro salmi,
Ma per gli amanti,
Per le loro braccia
Attorno alle angosce
Dei secoli,
Che non pagano
Lodi né salario
E non si curano
Del mio mestiere o arte.
Dylan Thomas