E mio figlio, Lao, mi corre incontro e mi dice “papà ho paura”. E io l’abbraccio e poi lui mi dice “papà può succedere ancora?” E io non gli ho detto niente. Ma la risposta è arrivata in questi giorni [Andrea Satta – intervista a “Le Parole per dirlo”]
Era un po’ che ronzava in testa questa moschina, che c’ha infine riportato indietro ad otto anni fa (e ci proietta verso il futuro). Una serata tiepida al Parco Sant’Angelo di Perugia, un posto proprio sotto le mura della città capoluogo, dove si possono fare (immaginare) begli assedi creativi.
Sono successe, recentissimamente, altre cose e s’è rialzata in volo. Vero, abbiamo mancato un appuntamento importante, con la scusa dei malesseri stagionali e del lavoro, ma comunque – solo a saperne – si sono riannodati alcuni fili, dimostrando come i passaggi sonori (e sonanti) sono fatti di relazione umana con curiosi effetti a medio-lungo termine. Cosa importante: resistono davvero, crescono nelle menti e nei cuori di chi vi partecipa o semplicemente assiste.
Nel tempo, evento dopo evento, contribuiscono a (ri)costruire il tessuto sociale, ne sono espressione. Organizzare (certi) concerti, coinvolgere (certi) musicisti ed artisti hanno un profondo valore politico, proprio nel senso etimologico del termine. Edificare la città, nutrirne i valori e, circolarmente, rappresentarne la meglio sostanza sociale, creare biotopi resilienti di umanità. La formula potrebbe sapere di dolciastra retorica biologica buonista. Non è così, ve l’assicuriamo.
Assisi, il trenta ottobre scorso, è stata la tappa conclusiva della “Retromarcia su Roma“, accolta nella città serafica, anzi nella cittadella (cristiana, vedi un po’) dall’Associazione Palindroma. Tra i promotori dell’iniziativa, che si è svolta proprio come un ideale utopico programmatico viaggio al contrario (per chi viaggia in direzione ostinata e contraria, canta il poeta), ci sono i Têtes de Bois, gruppo romano di nobile tradizione folk, canzone d’autore e jazz e pure rap, con una manciata di album belli e preziosi, recuperabili qui è là, incisi tra il 1994 ed il 2014 e senza requie per quanto riguarda l’animazione culturale, instancabile per piazze e paesi.
La banda (ci piace chiamarla così, perché lo è, per dinamica ed attitudini) incarna l’entità quintessenziale del passaggio sonoro. Che diventa pure ecosostenibile, di biciclette e di concerti alimentati a sudore, dove il pubblico pedala e pedala per produrre l’energia elettrica necessaria all’illuminazione e all’alimentazione degli impianti. Che con l’Officina Culturale 41° Parallelo si apre a tutte le genti tra il quarantunesimo e quarantaduesimo parallelo ed ha portato alla formazione dell’Orchestra delle Donne del 41° Parallelo.
Il treno dei desideri (un posto riservato per Anche se non fosse Amore) andando all’incontrario, s’è fermato, inevitabilmente, al ventisette giugno del 2014. Swing, storie di amori perduti, walzer tristi e impennate di rabbia allegra e ancora una volta, comunque sia, musica della festa tra gli alberi dell’estate appena sbocciata.
E non fu solo concerto di canzoni rosse d’amore ma ci fu anche cinema. Venne presentato “Passannante” (2011), film di Sergio Calabona (regista televisivo assai esperto, qui alla sua prima prova cinematografica) che narra la vicenda del cuoco (e) anarchico Giovanni Passannante, del fallito attentato ad Umberto I, della condanna ed esecuzione. Ma soprattutto della vicenda della sua sepoltura (ritardata). Perché, al tempo, il corpo venne usato per studi anatomico-lombrosiani e il cranio esposto al Museo Criminologico di Roma. Il film, infatti, racconta molto dell’impegno di Ulderico Pesce (co-sceneggiatore) e Andrea Satta (voce dei TdB, pediatra, ciclista) per dare degna sepoltura all’uomo e diventa un’ode civile, parlando molto del sud.
Le feste dei santi e dei morti sono passate. Ma la comunione con i santi (ognuno ha i propri) e le conversazioni con chi ci ha lasciato non finiscono mai. Sono tradizioni che vanno mantenute, fuoco vivo necessario nel qui e ora. La memoria e la storia scaldano. Alcune storie bruciano. Il film non ha avuto gran successo di pubblico, ma sta lì (qui sotto) e si può vedere tutto, gratis. Il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (come si chiama ora…?) ne ha riconosciuto “l’alto valore educativo” e l’Agiscuola ne ha promosso la programmazione nelle scuole italiane. Vi chiediamo se qualcuno l’avesse mai avvistato in qualche classe. E, che pensate, possiamo dirlo ai nuovi incardinati alla cultura di darci una mano per promuoverlo?
Ricordare non è un atto passivo: è un impegno per il presente e per il futuro [Liliana Segre]