Oggi una poesia del poeta inglese Simon Armitage (1963), ispirata da ciò che sta accadendo in
Ucraina. Non c’è altro, solo leggere se avete voglia.
Resistenza
È guerra di nuovo:
una famiglia
porta i suoi cari
fuori da una casa
distrutta
sotto un tetto di
paglia in fiamme.
La scena che segue
puzza
di cinegiornale
d’epoca: treni e binari
(mai più, mai più),
neonati passati
sopra le teste e le spalle,
vite stipate
nei portabagagli.
È guerra di nuovo:
inconfondibile fumo
al vicino orizzonte
scambiato
per nebbia fitta.
Dita incrociate.
Un vecchio trattore blu
traina un carro armato
nella terra di nessuno.
È l’ora del cessate il fuoco:
buona fortuna
colonne di cappotti invernali
e cappucci foderati di pelliccia,
in fila
come funamboli
sopra ponti sospesi
reggendo valigie e borse,
bilanciando ovest ed est,
buona fortuna.
È guerra di nuovo:
la donna in nero
dà semi di girasole al soldato,
ripete
che
il suo midollo nutrirà
il fiore nazionale.
Nei sogni
lascia che i proiettili
siano uccelli
e le bombe a grappolo
esplodano in stormi.
Le false notizie
sono notizie
dove la pietà
è censurata.
È guerra di nuovo
una sirena antiarea
non può zittire
le campane della cattedrale,
chiamiamola
pure speranza.