20 Settembre 2020

Sottrarre all’oblio l’eternità di un attimo.

Claudio Volpi
Sottrarre all’oblio l’eternità di un attimo.

Un grande poeta non molto conosciuto, Alfonso Gatto (1909-1976). Amare, ha scritto Gatto, (Poesie d’Amore, Mondadori) è invocare fisicamente tutto l’essere. In questo senso possiamo dire che la sua poesia è tutta poesia d’amore, sentimento di unione intensa con un paesaggio, con una donna o un ricordo, con se stesso. E questa fisicità che pervade le sue immagini, le fissa in un punto focale in cui si incontrano significato, suono, ritmo, rima; tutto con estri surrealisti e rarefazioni ermetiche, accenti civili, melodie e colori popolari, tutto in lui diventa partecipazione. Egli dialoga non solo con i vivi, ma coi morti, con quanti l’hanno preceduto in questo tentativo, insieme disperato e indifferibile, di sottrarre all’oblio l’eternità di un attimo. C’è nelle poesie di Gatto un presente antico, un lasciare decantare in sé la tradizione fino a farla diventare nuovo canto. Le persone chiamate, invocate, perdute gli offrono l’occasione di cercare il futuro in un ricordo, di ricapitolare la vita in una attesa, di commuoversi del presente come già passato. Perché a un senso abbagliante dell’esistere, come di luce unica, irripetibile, si accompagna il presentimento dell’ombra che lo attende’. 

Il Passo Innamorato

Di clamori, di voci, di traguardi
Lontani-basta il sole tra le case-
T’investe il giorno, pensi a chi rimase
Per sempre nella notte, ma agli sguardi

Dei vivi affermi che d’oblio si vanta
Il passo innamorato. La tua faccia,
e lo stupore, gli occhi, corri in caccia
di svagate allegrezze, forse canta

solo la bocca e d’aver nulla ride.
Colpevole di te, della tua fede
Che inventa il giorno e crede i in quel che vede?
Anche l’eternità secca che vide

Cadere tempi e luoghi, nel frangente
Del nulla esulta alla sua voce aperta:
mare che perde il mare e ancòra all’erta
della vita la vita, l’insolente

vita che nel baleno ti fa certa.

Qui , alla panchina di sole

Qui, alla panchina di sole,
la faccia ad occhi chiusi tra le palme,
io t’ascolto venire. Tu potresti
incamminata ad apparirmi avere
il tuo passo di ghiaia, questo sole
di chi passa esitante o siede lieto.
Per tutti giunge sui capelli il nome
Della brezza che veste il primo amore,
un giorno che durò tutta la vita.

È solo il modo che ti coglie il sonno

Basta l’incrinatura della grazia
E forse è riso, riso irraggiungibile.
È solo il modo che ti coglie il sonno,
il tuo giovane sonno. La tua vita
è la grande stanchezza che ti ottiene
di peso e non ascolta le parole
della veglia amorosa ove s’attarda
il poeta bruciato ad occhi aperti.
A lui sembra d’arrendersi se cede
Alle palpebre stanche, trattenere
La vita è il suo volere che ne viva
La morte sino all’ultima parola.

Così d’estate, dentro il grande sole
Che brucia, trova la sua vampa azzurra
Un rogo di vapori e più del sole
È fiamma il fatuo che ne dà la luce.

Sottovoce

Una sera di nuvole, di freddo
E di luce che spiega ad altro il senso
Della mia vita, questo vago accordo
Di memorie in sordina, sottovoce
Di me, di te, poveramente assorti.

Si resta a volte soli nella veglia
Di un racconto sospeso, allora soli,
ignoti l’uno all’altro, ed ora uniti
dal ricordo che un nulla ci divise.

Il rammarico punge, se mi dici:
“bastava che quel giorno…”, ti sorrido
Con la mesta sfiducia di sapere
Che mai giunsi per tempo, che geloso
Di te, del tuo passato, almeno vedo
Il tuo sguardo d’amore al primo incontro.

Ma forse è giusto credere che allora
Tu m’avresti perduto:
come un ragazzo che si lascia indietro
nella paura d’essere felice.

Dentro l’amore

Al segno che ti dà la stanza sciogli
Sulla parete l’ombra dei capelli,
le braccia alzate, la flessuosa voglia
d’avermi, e già dal ridere mi volti
nella raffica buia, mi cancelli
per affiorare dal lamento vano.
Smarrita, nel cercarmi con la mano,
nel distinguermi il volto, grata, piena
d’aperto e poi ripresa dalla lena
della dolcezza, calma a poco a poco
come in un lungo brivido. Dal gioco
degli occhi che balbettano mi ridi
sul petto a colpi di piccoli gridi.

A mio Padre

Se mi tornassi questa sera accanto
Lungo la via dove scende l’ombra
Azzurra già che sembra primavera,
per dirti quando è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.
Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un ombra la memoria
Della tua voce che diceva ai figli:
“Com’è bella la notte e com’è buona
Ad amarci così con l’aria in piena
Fin dentro al sonno”. Tu vedevi il mondo
Nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

Lelio

La tua tomba, bambino,
vogliamo sia sbiancata
come una cameretta
e che vi sia un giardino
d’intorno e l’incantata
pace di una zappetta.
Era un dolce rumore
Che tu lasciavi al giorno
Quel cernere la ghiaia
Azzurra e al suo colore
Trovar celeste intorno
La sera. Ora, che appaia
La luna e del suo vento
Lasci più solo il mondo,
ci sembrerà d’udire
nell’aria il tuo lamento.
Era il tuo grido a fondo
L’infanzia, un rifiorire…
Inventaci la morte,
o bambino, i tuoi segni
come d’un gioco infranto
rimasero alla sorte
del vento, ai suoi disegni
di nuvole e di pianto.
Ogni giorno che passa
È un ricadere brullo
Nell’ombra che c’invita.
Irrompi a testa bassa
Nel ridere, fanciullo,
devastaci la vita
un’altra volta e vivi.

La luce.

La grande luce che dal vento al mare
Biancheggia sulle navi e ride ai marmi
Dei palazzi fuggenti, il brulichio
Degli albatri sull’acqua rotta al fresco
Rigoglio delle spume, la Giudecca
Profilata al chiarore del suo grande
Cielo che passa nell’azzurro, illeso:
l’improvvisa speranza che la vita
accesa dai suoi palpiti trascorra
nella gioia degli alberi, del sole,
del pane caldo, delle donne calde:
tutto t’è dentro e un brivido la schiena,
un tuffo il capo nei capelli sciolti,
incarnata la bocca su quel pieno
bacio fuggente, o vita mia, o vita
di tutti, rossa, azzurra, vento, mare.

Claudio Volpi
Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]