Oggi vogliamo riproporre direttamente quattro poesie già presentate e splendidamente commentate da Luca Mastrantonio in cui ci siamo imbattuti,che ci sembrano molto belle, ci hanno letteralmente colpito e spero colpiranno anche voi con la stessa forza ed impatto, facendovi riflettere ed indugiare un pò per qualche momento nelle vostre giornate. Due di queste tra l’altro riguardano la nostra attualità, una di cronaca d’oro ed una purtroppo di cronaca nera.
” Vi è mai capitato di scoprire, di colpo, che avevate frainteso il senso di una poesia? Di recente mi è successo con La strada che non presi, dell’americano Robert Frost (1874-1963). Il finale, nella sua ambiguità che solo ora mi appare monca, mi faceva dimenticare che si tratta di un inno malinconico alle strade che non abbiamo preso. Certo, lo diceva già nel titolo, ma blandito dal finale continuavo a leggerla come una poesia che elogia le strade meno battute… Insomma, è un Talismano che aveva bisogno di manutenzione.
Passeggiando per Roma, invece, ho ritrovato una porta, dietro la Casa delle letterature di piazza dell’Orologio, dove appendono poesie. Una di queste è del russo Arsenij Tarkovskij (1907-1989), tratta da Stelle tardive, in Italia pubblicato da Giometti & Antonello (2017), a cura di Gario Zappi. Parla di ombre che hanno sete.
Nel Fermo Posta, infine, due testi ispirati da recenti fatti di cronaca. Cronaca nera e cronaca d’oro.
| La strada che non presi Due strade divergevano in un bosco giallo e purtroppo non potevo attraversarle entrambe, ed essendo un solo viaggiatore, rimasi a lungo a guardarne una finché fu possibile, nel punto in cui svoltava nel sottobosco. Poi presi l’altra, perché era altrettanto bella, e aveva forse l’aspetto migliore, perché era erbosa e meno consumata; Sebbene il passaggio le avesse rese davvero simili, Ed entrambe quella mattina giacevano lì uguali con foglie che nessun passo aveva annerito. Oh, misi da parte la prima per un altro giorno! Pur sapendo come una strada porti altrove, dubitavo se mai sarei tornato indietro. Racconterò questo con un sospiro, da qualche parte, tra secoli e secoli da qui: due strade divergevano in un bosco, e io – io presi la meno battuta, e questo ha fatto tutta la differenza. The Road Not Taken Two roads diverged in a yellow wood, And sorry I could not travel both And be one traveler, long I stood And looked down one as far as I could To where it bent in the undergrowth; Then took the other, as just as fair And having perhaps the better claim, Because it was grassy and wanted wear; Though as for that, the passing there Had worn them really about the same, And both that morning equally lay In leaves no step had trodden black Oh, I kept the first for another day! Yet knowing how way leads on to way, I doubted if I should ever come back. I shall be telling this with a sigh Somewhere ages and ages hence: Two roads diverged in a wood, and I I took the one less traveled by, And that has made all the difference. Robert Frost |
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PORTI SEPOLTI |
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Sono un’ombra tra quelle ombre che una volta bevuta l’acqua terrena non hanno spento la sete e tornano sul proprio cammino pietroso, turbando i sogni dei vivi, per bere un po’ d’acqua viva. Come la prima nave dal grembo dell’oceano, come la barca sacrificale che esce dal kurgan, così io salirò sulla scala fino al gradino ove m’attenderà la tua ombra viva. Ma se è una menzogna, se è una fola, se non è un volto ma una maschera di gesso a fissare ognuno di noi da sottoterra colle dure pietre dei propri occhi illacrimati… Arsenij Tarkovskij |
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FERMO POSTA |
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Caro Ufficio Poesie Smarrite, ti invio dei versi scritti per celebrare le emozioni delle para-olimpiadi. Michela Bugani Ed è qui in questo spazio sportivo in cui tutto sembra più vivo che l’uomo, feroce animale, nella mia classifica risale Perché mi dimostra che quando ha onorevoli intenti, dotato com’è di tanti strumenti, può davvero fare la differenza in quella che chiamiamo esistenza. E distinguersi, per quello che vale, dal meno dotato ma nobile animale. Auguro all’umanità in tutta coscienza di non cader mai più in basso, ed emulando gli atleti di puntare sempre all’eccellenza Caro Ufficio Poesie Smarrite, è tardi lo so, essere madre è anche questo. Occuparsi di tutto e finire a tarda sera a ritagliarsi un piccolo spazio per scrivere e per mettere sul foglio ciò che da tutto il giorno ci ronza nella testa, ci bussa in fondo all’anima. E questa è una benedizione, perché significa che è tutto a posto o per lo meno regolarmente fuori posto e che possiamo pensare ad altro, agli altri. È circolata su tutti i media, anche sul corriere, l’immagine di quella madre afgana che innalza il proprio figlio oltre il filo spinato e lo consegna ad un soldato americano senza nemmeno sapere chi sia. Lo innalza sopra la barbarie del mondo, sopra l’inferno per donargli la vita di nuovo, perché dargli la vita una volta non è bastato. Un’immagine che non può lasciare indifferente, un’immagine che perfora il cuore di ogni madre. Paola Masiello Filo spinato Le tue braccia tese oltre il filo spinato, il viso coperto di lacrime silenziose. Innalzi tuo figlio sopra l’inferno degli uomini. Abbandoni la vita nel grembo di estranei, affinché lo nutrano d’umanità. Il tuo seno è arido, il tuo sangue è asciutto. Quel gesto estremo che solo una madre può compiere. Hai dato la vita per far nascere tuo figlio e non è bastato. Ora lo innalzi sopra ogni barbarie, oltre il filo spinato, sospeso nel vuoto. Creatura fragile, braccia forti lo afferrano, lo sollevano oltre ogni ferocia. Ultimo sguardo di madre sospira nell’abbandonarti. Le braccia scendono di nuovo agli inferi, la testa reclinata si confonde tra l’altrui dolore. Quel gesto di madre è l’urlo dell’umanità perduta. Quel gesto di madre è l’unica salvezza di un’umanità ancora possibile, quel gesto di madre è la resa del mondo. |
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