Una poesia di Giuseppe Conte (1945) che prende avvio da questo strumento quasi infernale che accompagna le nostre vite. Poi, su questo poeta, torneremo con più poesie prossimamente, anche perché oltre a piacerci, è una delle voci contemporanee più importanti.
Il cellulare lasciato sul copriletto
Sibila il cellulare
lasciato sul copriletto
nella mia camera d’albergo
simile ad un insetto
levigato, ingigantito.
Mi risveglio e lo prendo.
È la voce che attendo.
Ti dico grazie, vita.
Domenica mattina
e tu mi sei vicina
da un mare all’altro mare
va chiara la tua voce.
Forse tu mi vuoi ancora.
Miracolo che continua.
Luce di un’altra aurora.