25 Agosto 2024

Siamo fatte di carta. Floriana Porta e Anna Maria Scocozza.

Claudio Volpi
Siamo fatte di carta. Floriana Porta e Anna Maria Scocozza.

Oggi diamo spazio ad una selezione di opere tratte dal libro ‘Siamo fatte di carta’ (Ventura Edizioni 2024) che ci ha molto colpito, dove troviamo i testi della poetessa e pittrice Floriana Porta (1975) insieme con le opere d’arte di Anna Maria Scocozza (1965), artista romana che  nei suoi lavori utilizza materiale di recupero carta, cartone , vecchie riviste e altro. “‘Siamo fatte di carta’ ha la particolarità di porsi come un dialogo intimo tra la parola e l’immagine, un incontro tra poeta e artista. La sua semplicità materiale si contrappone alla ricchezza creativa, sfidando l’idea tradizionale di valore nell’arte. Forte del richiamo affettivo al genere dei livres pauvres, questo libro sembra volerci ricordare che l’arte non è definita dalla sua opulenza, ma dall’impronta unica dell’espressione umana, dalla connessione emotiva che evoca nell’osservatore, dalla valorizzazione della qualità artistica e umana al di sopra della quantità materiale. L’immediatezza, la rapidità, la fulminea apparente frammentarietà della parola poetica di Porta condivide il baluginio emotivo, il palpito luminoso, la cesellatura che innesca una trama narrativa con le opere di Scocozza realizzate con la carta e con materiali riciclati…” (dalla presentazione di Sara Durantini, autrice tra l’altro della prima biografia italiana del premio Nobel Annie Ernaux). Come scrive Anna Maria Scocozza, “L’arte richiede silenzio, bisogna chiudere gli occhi per poter vedere bene dentro, per illuminare il buio; così ci si prepara ad un’iniziazione e affiora l’incanto. Solo allora si può tentare di interpretare la voce luminosa della poesia, ed è così che io e Floriana Porta ci siamo incontrate, riconosciute, annusate e scelte, ascoltando proprio questi silenzi che la poesia ci suggeriva e invocava su di sé, facendoci conoscere e riunendo le nostre anime, artisticamente e non solo, in questo libro dal titolo ‘Siamo fatte di carta’…. Le mie opere sono visioni da indossare con l’anima, che prendono in prestito e utilizzano come pretesto e metafora, un guardaroba poetico tutto al femminile (abiti, lingerie, monili e altri e indumenti) realizzati in carta riciclata. Floriana Porta, invece, usa le parole, i fonemi, i vocaboli, che traduce consigliata com’è dalle sue abili muse ispiratrici. Il tema del libro verte su importanti tematiche a noi molto care: la natura, l’eco filosofia, l’energia femminile, la ricerca interiore, la spiritualità, le ferite come metafore di un cammino doloroso, ma necessario per la nostra evoluzione umana e interiore. In conclusione abbiamo cercato, in questo libro, di ricucire a mano, sulla carta, sia con l’arte sia con la poesia, l’anima e i sogni delle donne, e speriamo di esserci riuscite”. E come conferma la poetessa Floriana Porta: “…Siamo come due due alberi che affondano le radici nel medesimo terreno. Mi sono ispirata a tanti altri importanti contenuti e temi: la vita, il tempo, la metamorfosi, la forza, la debolezza, il Kintsugi, l’acqua, le radici e la luce. Se la missione di Anna Maria è dare forma e corpo alla carta, la mia è di darle voce e respiro. E nelle pagine di questo libro troverete questa intima unione tra energia e corporeità, tra anima e materia”. Per capire e gustare appieno  i suoi versi bisogna tenere presente che la Porta è una grande esperta e appassionata di Haiku, che è una forma poetica della letteratura giapponese che risale al sedicesimo secolo, la cui caratteristica e bellezza   è la sua incredibile brevità, per cui ogni componimento poetico (spesso definito il componimento dell’anima) è composto da non più di diciassette sillabe divise in tre versi, senza titolo e punteggiatura, struttura che troverete in queste sue poesie , insieme all’uso del Baishù, altro tipo di componimento poetico di origine cinese, composto da quattro versi e trentadue sillabe, che ha un carattere di bella purezza e raffinatezza. Sono versi e creazioni in carta piene di energia, di carica vitale, di senso di rispetto, a volte pervasi da un sottile erotismo, decisamente stimolanti e originali.

 

La poesia è la mia voce,
la mia forza e la mia debolezza.
È un’armatura
dalla quale non provo neanche a liberarmi.

 

Siamo fatte di carta,
di fili ritorti,
d’ali sospese,
di fragili corazze,
di lava rovente,
di luci visionarie,
di briciole d’assenza,
di gusci fossilizzati,
di respiri millenari.
Siamo fatte di carta,
di storie perse nel tempo,
di alberi capaci di sognare,
di narrazioni e di traguardi.
Pori, piume e radici:
ecco la nostra anima!

 

una timida luce
s’intreccia a ogni petalo
e a ogni intreccio
ha imparato a tacere

 

Quando l’esistenza si fa complessità,
vita e sogni si intrecciano,
fili e anime si rincorrono,
corpo e segni si perdono…
e ciò che resta di loro si chiama poesia.
Ogni sillaba assumerà forme insolite,
sopravviverà come un fossile imprigionato
in un dedalo di madide foglie,
insabbiate, inafferrabili
ma mai cieche ed estranee.
E quelle stesse radici si faranno preghiere,
gemme e amuleti.

 

Ho imparato a rifiorire, a ricominciare da capo
e a prendermi cura di me stessa.
A rinnovarmi, a progredire e a progettare nuove avventure,
a cambiare pelle, a trasformarmi
e a farmi tutt’uno con il cielo.
Ho imparato a seguire le traiettorie della luce
e a vivere, con pienezza, ciò che merita
di essere salvato.
A non dissolvermi come un arcobaleno
ma a mettere radici per non sentirmi più impotente
e in balia degli eventi
e a fare tesoro dei miei sogni.
A offrire alla mia vita, e alla mia anima,
un senso, un appiglio.
A non temere il tempo
e a sfidare ciò che mi è estraneo.
Ma soprattutto ho imparato ad avere nuovi occhi
capaci di stupirsi, di lasciarsi urtare
e colpire dalla bellezza.

prego
nel bisbigliare del vento
dove non servono le bugie
nel volo notturno delle stelle
perse, fisse, ma pronte ad evolversi
nei capogiri invisibili delle Perseidi
abbracciate ad ogni scintilla divina
nel corpo dell’universo
dove ogni giorno si celebra la poesia

La poesia traduce le ansie,
le ferite e le lacerazioni.
Libera la voce del cuore.

 

semi di libro –
l’incarnato del tempo
si fa memoria

 

il mutare dei giorni
regala doni inattesi
effimera bellezza
tu sei l’ombra di un angelo

 

la poesia
parla in molte lingue –
dentro c’è Dio

 

Nella sinuosità del verso
appari tu, donna
come un roseto di gemme
ti frammenti e ti sveli
ad ogni sua carezza
Infuocata d’amore
ma lui non si fa scrupoli
ti deride, ti schiaffeggia
e poi ti uccide
l’amore non farà mai più ritorno
sulla tua schiena nuda
sulla tua bocca pietrificata
il sangue si mescolerà
alle onde dell’assenza
addensate nel fumo e nel fango
ora il giardino è spoglio
e dal tuo grembo
senza peccato
non nascerà più nulla

 

ali, opere d’arte
nella pienezza dell’incanto
ammantate dal vento
dell’universo poetico

 

La terra ha occhi nudi,
mani nodose
e piedi che non fanno rumore.
Nella sua divina bellezza
tutto si placa.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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