Natan Zach (1930-2020), uno dei più grandi poeti e intellettuali israeliani, lucido e appassionato, un romantico che si dissimula. Cerca di raggiungere le radici dell’esperienza umana, con un linguaggio chiaro e intenso, mai declamatorio, cercando di descrivere un mondo in cui certo non si sente a suo agio. Uno stile tagliente, essenziale, con un carico profondo di umanità.
1
Non scordarti di chiudere
la finestra prima di uscire
non scordarti di chiudere
la porta a chiave
non scordarti di baciare
tua moglie sulla bocca
e sull’orecchio
non scordarti di dondolare
la piccola culla
senza spaventare il bambino.
Non scordarti la torcia elettrica
e portarti dietro le batterie.
Tu sai quando parti
ma non quando tornerai:
Forse tornando
la finestra sarà chiusa
e la porta di casa chiusa a chiave,
tua moglie non distinguerà
i tuoi passi
e tuo figlio non saprà
più chi sei.
Attento, o tu che parti
per terre lontane,
non metterti in cammino
se intendi tornare.
2
Più di tutto ho sempre temuto
il vocio degli uccelli nudi
sul sommo degli alberi nel gelo.
Al pensiero della migrazione
mi si rizzavano d’orrore i capelli.
L’avvicendarsi delle stagioni
mi consegnava alla stagione torturante del cuore.
Un occhio di donna
una promessa quale
non s’è mai realizzata,
dolce più di ogni promessa.
E sono ancora qui che scrivo.
E non c’è altro luogo
in cui vorrei essere.
E amo ancora.
3
Io non so che cosa dicano.
So che dietro le parole
si nascondono altre parole,
e che ci sono parole belle
che rimano
e altre che calmano.
E che ci sono parole tali
da fare a pezzi la notte
ma non sono allora più parole,
sono schegge oppure
forme di parole.
Un ronzio fatto di nulla,
note marginali al mondo
di un uomo che cammina
in una notte
crivellata di schegge.
C’è sempre qualcosa
da lasciare dietro…
Un uomo in fondo
…Un uomo in fondo
non sa ciò che vuole.
Un uomo mette le sue radici,
vede la sua fatica fruttificare
o viene estirpato
e racconta ai propri figli storie,
oppure no.
Egli non cambia,
il tempo non si ferma per lui.
Di anno in anno
mente meno a se stesso,
impara a dominare il corpo
finché il corpo
non domina lui,
parla poco
e impara a dimenticare.
Poesie inattese
Poesie inattese.
Crudeli a guardarle come mari.
Al tocco di una mano
bisognosa tremanti
come un pesce
dalle branchie spalancate.
Poesie che rammentano.
Che si fingono sognatrici,
si atteggiano come maschere,
a una brezza lieve
si scuotono nuovamente,
la loro dolcezza
è come nei giorni lontani
sentendo il loro nome
d’un tratto si contorcono,
tirano su una mano
per difendersi il viso
come se un colpo calasse su di loro
come una mano di anni lontani.
Sfavorevole agli addii
Il mio sarto è sfavorevole agli addii.
Per questo, ha detto,
non partirà mai più,
non vuole separarsi
dall’unica sua figlia.
Assolutamente è
sfavorevole agli addii.
Una volta ha detto a dio
a sua moglie
e non l’ha più rivista (Auschwitz).
Disse addio
alle sue tre sorelle
e anche loro
non le rivide mai più (Buchenwald).
Una volta disse addio
a sua madre
(il padre è morto
in età veneranda)
Adesso è sfavorevole agli addii.
A Berlino era in buoni rapporti
d’amicizia con mio padre.
Bei giorni consumati
nella Berlino di allora.
Quei maledetti tempi
sono passati.
D’ora in poi
non partirà mai più.
Perché lui assolutamente è
(mio padre intanto è morto)
sfavorevole agli addii.
Per la prima volta
Per la prima volta
comincio a dubitare
di riuscire davvero
a raggiungere quaggiù
ciò che dentro di me
chiamai felicità.
Non ne avevo dubitato mai.
Ma una sera vuota di desiderio
mi insinua questo dubbio nel cuore.
Dubbio che certo conobbero
anche gli scalatori di alti monti
vedendo la bianca vetta innevata
con il petto vuoto di scalata,
vuoto di monti