07 Febbraio 2021

Quando la poesia commuove il mondo.

Claudio Volpi
Quando la poesia commuove il mondo.

Il 20 gennaio 2021 nella cerimonia di insediamento del presidente americano Joe Biden, Amanda Gorman declamando i versi della sua poesia scritta per celebrare questo momento, ha emozionato incantato e commosso il mondo, sia per l’anomalia di ascoltare una poesia recitata in diretta televisiva, sia per la potenza della poesia stessa. La Gorman, 22 anni, afroamericana di Los Angeles, è la più giovane poetessa che abbia mai recitato durante la cerimonia dell’insediamento del nuovo presidente, scelta da Jill Biden, che tra l’altro è un insegnante, perchè l’aveva notata durante una lettura alla Library of Congress. Gli americani hanno questa bellissima tradizione, chiamare come ospiti d’onore al loro insediamento presidenziale dei poeti, per rendere ancora più solenne questa giornata. Così la poesia mantiene ancora una forte carica civile, è rispettata, tenuta in altissima considerazione e prestigio, come da noi avveniva nei secoli passati, quando avevamo poeti laureati, poeti acclamati che vincevano Nobel, poeti che erano nominati senatori della Repubblica, pastori che recitavano la Divina Commedia a memoria. Anche il nostro paese avrebbe ora quanto mai bisogno della dignità, del senso di appartenenza e unità racchiusi in questi versi.

The Hill We Climb

La collina su cui saliamo

Viene il giorno in cui ci
domandiamo: dove troveremo
la luce in questa tenebra
infinita?

Il lutto dentro di noi. Un mare
da attraversare.

Abbiamo sfidato il ventre della bestia.

Abbiamo imparato che la
tranquillità non sempre è pace
e che le norme e le nozioni di
ciò che è “giusto” non sempre
sono giustizia.

E tuttavia l’alba è sorta prima
che ce ne accorgessimo.

In un modo o nell’altro, eccoci qui.

In un modo o nell’altro
sosteniamo e testimoniamo
una nazione che non è
spezzata, ma soltanto
incompleta.

Noi, gli eredi di un paese e di un
tempo in cui una minuta
ragazzina nera, discendenti di
schiavi e cresciuta dalla sola
madre, può sognare di
diventare presidente e intanto
ritrovarsi a recitare davanti a
un altro presidente.

E sì, siamo tutt’altro che rifiniti,
tutt’altro che intatti, ma questo
non significa che stiamo
anelando a un’unione
che sia perfetta.

Aneliamo forgiare la nostra
unione dandole uno scopo.

Per dare vita a un paese che
abbia a cuore ogni cultura, ogni
colore, ogni carattere e
condizioni umani.

Ed è così che alziamo lo
sguardo, per guardare non ciò
che si frappone tra noi, ma ciò
che sta di fronte a noi.

Superiamo le divisioni perché
sappiamo che, per mettere il
futuro al primo posto,
dobbiamo anzitutto metter da
parte le nostre differenze.

Deponiamo le armi per poterci
Abbracciare.

Non vogliamo agonia per
Nessuno, ma armonia per tutti
Facciamo in modo che il
mondo, se non altro, dica che è vero.

Che abbiamo pianto, ma siamo cresciuti.

Che abbiamo sofferto, ma abbiamo sperato.

Che siamo stati stanchi, ma ci abbiamo provato.

Che saremo sempre uniti tra noi, vittoriosi.

Non perché non conosceremo
più la sconfitta, ma perché non
semineremo più discordia.

Le Scritture ci dicono di
sognare un mondo in cui
ciascuno possa sedere
all’ombra della vigna e del
fico, senza più avere paura.

Se vogliamo essere all’altezza
del nostro tempo, allora
dobbiamo fare in modo che la
vittoria non venga dalla
spada, ma dei ponti che
costruiamo.

Questa è la promessa da
celebrare, è la collina su cui
saliamo, se solo ne abbiamo il
coraggio.

Perché essere americani è
molto più dell’orgoglio che
abbiamo ereditati.

È il passato che
attraversiamo, è il modo in
cui ce ne prendiamo cura.

Abbiamo visto una forza
capace di mandare in pezzi la
nostra nazione, anziché
permetterci di condividerla.

Capace di distruggere il
nostro paese se adoperata per
ostacolare la democrazia.

E poco è mancato che questo
tentativo riuscisse.

La democrazia può essere
ostacolata, di tanto in tanto,
ma non può essere sconfitta
per sempre.

In questa verità, in questa
fede che ci sostiene, adesso
volgiamo gli occhi verso il
futuro, mentre la storia tiene
gli occhi fissi su di noi.

Questa è l’era del giusto riscatto.

Ne abbiamo temuto l’avvento.

Non ci sentiamo pronti a
essere gli eredi di un’ora così terribile.

Ma è qui che troviamo il
potere per scrivere un nuovo
capitolo, per offrire speranza
e risate a noi stessi.

Dunque, se una volta ci
domandavamo come saremmo
sopravvissuti alla catastrofe,
ora dichiariamo che in nessun
modo la catastrofe avrebbe
potuto prevalere su di noi.

Non retrocederemo a quel che
è stato, ma procederemo
verso quel che sarà: un paese
ammaccato ma intero,
benevolente ma prode, fiero e libero.

Non ci lasceremo distogliere o
Intralciare dalle intimidazioni.

Ci faremo carico dei nostri errori.

Ma una cosa è certa.

Se uniremo la misericordia
alla forza, e la forza alla
giustizia, allora l’amore sarà il
nostro lascito e darà ai nostri
figli un nuovo diritto di nascita.

Su, lasciamo dietro di noi un
paese migliore di quello che ci
è stato lasciato.

Con ogni respiro del mio petto
scolpito nel bronzo,
trasformeremo questo mondo
ferito in un mondo felice.

Sorgeremo dalle colline
dorate dell’Ovest.

Sorgeremo dal Nordest
sferzato dal vento, dove i
nostri antenati per primi
misero a segno la rivoluzione.

Sorgeremo dalle città del
Midwest, affacciate sui laghi.

Sorgeremo dal Sud inondato
di sole.

Ricostruiremo, ci
riconcilieremo, guariremo
insieme.

E da ogni angolo della
nazione, da ogni parte del
paese, il nostro popolo così
magnifico e vario riemergerà,
malconcio e magnifico.

Viene il giorno in cui usciamo
dall’ombra e dal fuoco, ne
usciamo senza paura.

L’alba nuova è come un
pallone che sale mentre lo
lasciamo libero.

Perché c’è sempre luce, se
solo abbiamo il coraggio di vederla.

Se solo abbiamo il coraggio di
essere luce.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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