Sulla scia della scorsa domenica, ancora qualche poesia d’amore, per distrarci, per chi è innamorato, e per chi non lo è più, per ricordare che cos’era la fiamma che ardeva, come uno degli eroi di Fitzgerald: “…Tanto tempo fa,” disse, “tanto tempo fa, dentro di me c’era qualcosa che adesso è sparito. Adesso è sparito, è sparito. Non riesco a piangere. Non m’importa di niente. Quel qualcosa non tornerà più.” (dal bellissimo racconto ‘Sogni d’inverno’). Ecco che cos’è l’amore, nel suo incedere, nei suoi notturni.
Dicono che la mia
Dicono che la mia
sia una poesia
d’inappartenenza.
Ma s’era tua
era di qualcuno:
di te che non sei più forma,
ma essenza.
Dicono che la poesia
al suo culmine
magnifica il Tutto
in fuga,
negano che
la testuggine
sia più veloce
del fulmine.
Tu sola sapevi
che il moto
non è diverso
dalla stasi,
che il vuoto
è il pieno e il sereno
è la più diffusa
delle nubi.
Così meglio intendo
il tuo lungo viaggio
imprigionata
tra le bende e i gessi.
Eppure non
mi dà riposo
sapere che in uno
o in due
noi siamo una sola cosa.
Eugenio Montale (1896-1981)
Come ti amo?
Lasciami contare tutti i modi
Come ti amo?
Lasciami contare
tutti i modi.
Ti amo nel profondo,
e in largo,
e in alto
fin dove può arrivare
questa mia anima
quando, non vista,
aspira al bene
e alla grazia ideale.
Ti amo quanto serve
per le quiete necessità
del quotidiano,
alla luce del sole
come a lume di candela.
Ti amo in libertà,
la libertà per cui si lotta.
Ti amo in purezza,
quella che lodi
non accetta.
Ti amo con la passione
che un tempo riservavo
soltanto ai miei dolori,
e con la mia fiducia
di bambina.
Ti amo di un amore
che credevo perduto
quando persi la fede.
Ti amo col respiro,
i sorrisi e le lacrime di una vita intera;
e, se lo vorrà Dio,
dopo la morte
ti amerò anche meglio,
amore mio.
Elizabeth Barrett Browning (1806-1861)
Felicità
Azzurre montagne nevose,
acque di azzurri torrenti,
cielo selvaggio brulicante
di stelle che spuntano,
e Venere,
e la luna gibbosa dell’alba,
gabbiani inseguono
un motoscafo contro il vento,
alberi dai rami piantati
come radici nel cielo,
sedendo al sole
di mezzogiorno,
nell’ombra furiosamente
fumante del comignolo
della baracca,
le aquile volano
sottovento unite
le rondini marine
sfrecciano all’indietro,
alle undici una nuova
miscela di tabacco,
ed il mio amore
che torna con l’autobus
delle quattro.
Dio, perché mai donasti
proprio a noi
tutto questo?
Malcom Lowry (1909-1957)
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