Questo credeva il poeta Carlo Bordini (1938-2020). La sua poesia ha una visione concreta e sconfinata di ciò che emerge di umano ovunque si posi lo sguardo. Nei suoi versi asprezza e dolcezza, un ‘razionalismo onirico’. Lo stesso poeta sulla propria poesia diceva” versi lunghi, enfatici, a volte prosastici, o molto spesso sonnambuli e dormienti”. Perché si ama la poesia? Perché a volte la si confonde con la speranza.
1
Hai sempre colpito di
rimessa,
mentre io mi avvicinavo,
mi invitavi,
con la guardia abbassata,
ora sono stanco di
essere colpito.
Ma perché ti irrigidivi
di fronte a un mio bacio,
a una mia carezza,
e poi mi dicevi:
Cercavamo la strategia giusta,
avvolti in mille ghirigori,
piani di battaglie mai attuate
una serie di finte
poi il giudice ha gridato: “Break”
all’inizio ho tentato il colpo risolutore,
era un po’ lento e fuori asse.
Credevo quasi di avercela fatta
poi tu mi hai abbracciato
e hai digrignato: ”Ti amo!”.
Ho abbassato le braccia
già mi giravi intorno.
Mi sono rimesso in caccia
avevi già assorbito il colpo.
Mi impongo di aspettarti.
Fingo di non attaccare.
La notte scrivo poesie.
Certo non sarebbe male un viaggetto
abbandonare il match
fare le valigie e partire
ridendosene degli spettatori.
Ma sapremo dimenticare i pugni
che ci siamo dati?
O lo ricorderemo come un gioco?
O ci odieremo?
(noi odiarci…Ah Ah)
Pernod
In una cupola di Pernod
che è il colore del tuo cielo,
una città affogata
in un grande bicchiere di Pernod,
passi l’inverno.
E forse la tua tranquilla ebbrezza
di paese padano
che nuota in un bicchiere
di acqua minerale
ti cosparge di pesciolini
in un bianco frizzante,
e come è opaco il cielo
così è limpido
il colore dei tuoi aperitivi assonnati
sotto la cupola bianca
del tuo cielo bavoso
come l’asfalto della tua autostrada
Incipit di Polvere
Sarò sempre un po’ meno di quello che sono,
e anzi, molto meno. Polvere. Ho perso molto.
Ciò che si perde è irrecuperabile,
e se lo si recupera esso
è ormai disperso, non rientra più
nell’ordine prestabilito
delle cose. Sono contento
se di me non rimane che un lieve
involucro. Ho perso
ciò che importa è l’assenza di acuti,
che tutto sia tondo e raccolto.
Basta questo.
Poesia scritta di notte
Forse se facessi
il mio vecchio numero di telefono
risponderei
com’ero vent’anni fa
“Come sei cresciuto” mi direbbe
856896”
PS Ho chiamato il mio vecchio numero,
ha risposto uno sconosciuto, sbrigativo:
“Grazie, non sono interessato”.