Celebre romanziere, pensiamo ai suoi due capolavori, ‘Tess dei d’Uberville’ e Jude l’oscuro’, ha scritto moltissimi versi, la cui qualità non è certo meno notevole di quella in prosa. Egli parla direttamente di sé, di esperienze individuali, private e occasionali, legato a luoghi e tempi particolari e determinati, usando un linguaggio molto prosastico e tendenzialmente popolare. Hardy scrive poesie vive, capaci di causare nel lettore quella specie di prolungata risonanza interiore che è il segno più sicuro del fatto che certi versi hanno colpito in profondità. E’ un poeta ossessionato dalla violenza della natura, dalla consumazione operata dal tempo, dalle beffe del destino, dai patimenti della vita, dalle illusioni e dagli inganni che gli uomini finiscono per tessere a propria difesa, a volte anche a proprio danno.
Due labbra
La baciai col
pensiero andando
via nel chiarore del mattino:
sul vetro del suo
ritratto la baciai:
lei non lo seppe mai.
La baciai per amore,
allegria e fedeltà
quando lei sapeva tutto:
una vita fa!
Che poi in un sudario
la baciai
lei non lo seppe mai.
Un bacio
Presso un muro adesso di un estraneo
nacque ai tempi un bacio speciale,
generato senza premeditare;
e all’istante volò via nell’aria.
In quel posto nulla appare:
l’edera quieta ci cresce
e nessuno sa che lì
vi fu una nascita particolare.
Nessuno può dire dove sia andato il bacio,
neppure chi ne restò ammaliato:
è ancora vivo, noi questo lo sappiamo.
Continua da qualche parte il suo volo,
uno della lunga fila dei suoni
che ruotano eterei viaggiando
dai confini terrestri
verso l’infinito.
La settimana
Lunedì notte chiusi la mia porta
pensando: “non sei come prima”
non mi importava non trovarci più.
Martedì mi parve intravvedere
qualcosa in te non proprio di banale
nel cuore, nel volto, nelle idee.
Mercoledì non pensavo che
avremmo mai diviso la vita,
anche se non avremmo legato poi male.
Giovedì mi piacevi e sentivo che,
qualunque cosa avvenisse,
non dovevo restare lontano.
Venerdì trasalii nel sentire,
guardando da lungi il villaggio,
che l’amata mia ancora eri tu.
Sabato ti vidi tutta intera nella mia mente
e come in uno scrigno
il meglio della donna chiuso in te.
Come un gabbiano con le ali mozze
anela il mare,
così io ti volevo, la notte di domenica,
perché la vita è spreco vuoto senza te.