12 Aprile 2021

Paolo Angeli

Dionisio Capuano
Paolo Angeli

Si era incartato, tra mappe e goniometri, alla ricerca della via più breve e sicura.

Immaginare i musicisti come isole sonanti consapevolmente alla deriva, lungo correnti magnetiche di attrazione verso l’altro e l’altrove. E pensando alle isole ci si ritrova a ragionare su Paolo Angeli. Forse è il contrario, pensando al musicista sardo si è ricostruito, quasi automaticamente, un percorso, che assume le forme di un viaggio-ricamo di umanità creativa.

Nato a Palau nel 1970, Angeli ė una figura dall’unicità assoluta, la cui immagine ed essenza artistica appaiono inscindibili dal suo strumento musicale, una chitarra sarda preparata, sulla quale sembra essere intervenuta la mano surrealista di Jean Tinguely e che in realtà è il frutto di un progetto collaborativo visionario avviato insieme a Francesco Concas alla metà degli anni novanta. Strumento-orchestra a diciotto corde, munito di martelletti, pedaliere ed eliche, che possiede un’anima co-creatrice, non di semplice esecuzione. 

L’intenso percorso artistico ed umano del chitarrista è caratterizzato da una dialettica continua tra tradizione e sperimentazione, tra la radicalità d’un passato per certi versi insondabile come è quello della sua terra e un continuo rimettere in gioco le forme della musica. Una pratica che lo vede a fianco di figure cruciali del jazz creativo internazionale, da Jon Rose ad Evan Parker, Roberto Fega, Antonello Salis, Hamid Drake, solo per citarne alcuni. Anima gentile ed inquieta in cui riverberano gli umori ed i suoni del mediterraneo ma non solo, in cui si amplifica quel fremito che hanno tutti gli esseri esistenzialmente migranti, anche quando sono apparentemente stanziali.

Paolo Angeli ha attraversato più di una volta le terre umbre. Ci piace tratteggiarne i passaggi con le parole di chi lo ha accolto ed accompagnato, quelle di Lucia Fiumi, assisana, figura chiave nell’ideazione ed organizzazione di “Music For Sunset” e “Suoni Controvento”.  Ho conosciuto Paolo Angeli nel 2012. Lo chiamammo per un concerto all’isola Maggiore, al Lago Trasimeno per “Music for Sunset”. Incantò il pubblico con le sonorità del suo strumento, con il quale percorre diverse sonorità tra il jazz, il folk, la musica etnica della sua Sardegna.  

Il Paolo Angeli del terzo millennio è un musicista sempre in viaggio, che riesce a fare crossover tra ambiti di nicchia e un pubblico più vasto. Senza compromessi, agendo in quel luogo magico in cui la forma-canzone diviene crocicchio di storie ed emozioni. Ci racconta Lucia Fiumi. Qualche anno dopo ripropose, sempre al Lago Trasimeno, un concerto particolarissimo con la cantante ceca Iva Bittová. Un concerto intimo, che venne poi trasmesso nella trasmissione Battiti di Rai 3.  Da ricordarsi che l’anno scorso è stato pubblicato “Sul Filo”, album che raccoglie momenti dal vivo insieme alla Bittová e tra queste figura Frammenti, una scheggia di poco più di due minuti della serata del 2015 all’Isola Maggiore.

Più recentemente, nel 2019, Paolo Angeli è tornato a far risuonare le sue trame sonore ibride sui confini montani dell’Umbria. Ancora Lucia Fiumi…Quando il festival è stato ripensato in chiave montana ed è nato Suoni Controvento, Paolo Angeli è tornato a incantarci. In una piovosa giornata di agosto, all’interno del piccolo Teatro Comunale di Fossato di Vico, dove l’evento era stato spostato causa maltempo, l’artista sardo ha presentato “22.22 Free Radiohead”, una sorta di destrutturazione di brani della band britannica ricomposti come piccoli frammenti intercalati da musica tradizionale sarda e catalana. Ascoltare Paolo Angeli è un regalo, un viaggio in mille sonorità differenti che, con grazia e maestria, l’artista intesse attraverso il suo strumento capace di ispirare sempre nuove emozioni.

I passaggi sonori ricamano le anime di quelli che ascoltano, anch’essi isole mobili d’un paesaggio affascinante che si chiama umanità, capaci a volte di plasmare il mondo come e più di vento e pioggia, in modo involontario, con la bellezza che si è sedimentata in loro. La musica, l’arte, ci fanno più belli …e che diceva quel tipo a proposito della bellezza?

Nel frattempo, all’orizzonte, c’era chi l’avrebbe raggiunto prima, per la rotta più lunga e pericolosa.

Dionisio Capuano

È project designer e manager in ambito formativo e culturale. Collabora con la rivista Blow Up e tenta, senza successo, di mettere ordine nelle sue passioni per le varie forme dell'arte. Oggetto di studio in un recente saggio sulla critica musicale, ha pubblicato più di ottanta recensioni su dischi inesistenti ed è coautore di un album di musica elettroacustica.

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