«Passando poi per la piazza seguendo la strada a man dextra a piano, per spazio de un trare de sasso, gli è la casa di S. Francescho». È sempre fra Ludovico da Pietralunga, il frate filosofo di stanza nel Sacro Convento di Assisi, a farci da guida per le vie di città. Salita la strada che parte dalla piazza di San Francesco, passata la piazza del Comune, arrivati a una svolta volgendosi a destra si può tirare un sasso: quella è la casa del mercante dove visse in gioventù il figlio pazzerello non ancora santo. Non dove nacque, perché nacque più in basso. Prosegue fra Ludovico: «Presso lì, a un certo vicolo gli è a un canto un vicolo, gli è una chiesetta piccola detta S. Francesco piccolino (…) qual dicano che questo luoco era la stalla di Pietro Bernardone, padre di S. Francesco; alcuni altri he opinione che fusse la stalla dove è solito tenere le bestie il beccaro della città; sia come si voglia, lì nacque S. Francesco». Due luoghi tra loro contigui, la casa e la stalla, sempre che siano appartenuti allo stesso padrone e non come oggi sotto nomi diversi, perché vi si parla della rimessa di un beccaro diversamente dalla stalla dove Pietro di Bernardone aveva il suo cavallo, anche se sembra che il macello delle bestie fosse a ponente rispetto alla casa, e non a levante dove è la stalletta. Si sa che era qui una piazza del macello, uno slargo messo in piano sulla terrazza dell’Assisi romana rivolta alla valle, dove si teneva il mercato delle carni e magari anche del grano, del vino, dell’olio: perché no delle stoffe? Ricchi tessuti, semplici flanelle. Si sa che il macello era dove è l’androne sotto la residenza del Comune, che confina col vicolo dei macelli vecchi e conduce a un fondaco del mercante, secondo il racconto di fra Ludovico. Tutto a un tiro di sasso, si tiri forte o si tiri piano. Ma poi, in definitiva, chi è che tira ‘sti sassi? È un gioco di bimbi? Colpire coi sassi i piccioni. O un gioco di adulti? Ferire a morte i rivali. O è il dileggio di quando, tornando Francesco da San Damiano, dove si era rifugiato per sfuggire all’ira del padre: «Tutti quelli che lo conoscevano, vedendolo riapparire e mettendo a confronto il suo stato attuale con il passato, cominciarono a insultarlo, a chiamarlo mentecatto, a lanciargli contro pietre e fango» (1Cel 11). Della casa del mercante si tornerà a parlare il 2 maggio 1615, quando un Giovanni Battista Bini, stando nel convento di San Damiano, vendette a fra Giovanni Hierro ministro generale della Religione Francescana dell’Osservanza, una casa «cum plateola posita a parte posteriori palatii illustrissimorum dominorum Priorum Civitatis Assisii», nella piazzetta retrostante il palazzo dei Priori della città di Assisi. La quale casa, «ut antiqua traditione habetur, fuit quondam Petri Bernardonis, patris ejusdem Serafici patris Sancti Francisci», era tradizionalmente indicata nella casa di Pietro di Bernardone, padre del serafico padre san Francesco. Per farne cosa? Per costruirvi una chiesa, un santuario in memoria della casa paterna di Francesco, così come un santuario era stato costruito con la chiesa che ne ospita la tomba, un terzo a protezione della Porziuncola, un quarto in San Damiano, un quinto dove era il tugurio di Rivotorto, un sesto per la tomba di santa Chiara. Un altro ancora? C’è adesso il santuario della Spogliazione presso la residenza del vescovo Guido, prima che cambi nome e prenda quello di san Carlo Acutis. La casa della nobile famiglia Bini fu acquistata dai frati Minori prima che il luogo fosse acquistato dai frati Cappuccini, che cercavano una sede più centrale rispetto alla chiesa di Sant’Antonio Abate sopra piazza Nuova, nella strada che va verso il monte. E fu costruita la Chiesa Nuova, che non costò un soldo ai frati perché pagò tutto re Filippo III di Spagna, sul cui regno non tramontava mai il sole. Sembra che Giovanni Battista Bini avesse bisogno di quattrini. Sembra che i quattrini non dovessero essere un problema per Pietro di Bernardone, se aveva una casa sulla piazza del mercato, e se non era questa, ne aveva una in via del ceppo della catena, lungo l’antico decumano che entrava in città.