06 Novembre 2025

Dove è la casa del signor vescovo

Elvio Lunghi
Dove è la casa del signor vescovo

La residenza del vescovo Guido – riprendo un testo pubblicato nel 2011 – dove Francesco si spogliò delle vesti paterne e chiamò padre il Padre nostro che è nei cieli, confina con la chiesa di Santa Maria Maggiore, la strada che scende alla porta di San Pietro, l’orto delle suore benedettine di San Giuseppe, la strada dell’Arce che entra in città dalla porta di Moiano. Il palazzo è circondato da orti con alberi ad alto fusto e da un muro di cinta che impedisce una visione da lontano dei corpi di fabbrica che lo compongono. La prospettiva ideale per osservare nel suo insieme questo angolo della città sarà collegarsi al sito di Google Earth. Dallo zenit del satellite i tetti del palazzo e della chiesa compaiono sull’estremo limite meridionale dell’abitato storico, laddove la campagna lascia il posto alla città costruita. Alla parete meridionale della chiesa si appoggiano due fabbricati divisi da un cortile trapezoidale, l’uno allineato alla parete di facciata e l’altro alla testata della navata. I due edifici seguono linee divergenti e hanno differenti dimensioni, che ne fanno escludere un’origine comune. Ancora più vistose sono le differenze con un terzo corpo di fabbrica verso occidente, diviso dagli altri da un secondo cortile che un muro sottile separa dalla piazza antistante la chiesa. Tutti e tre i fabbricati terminano a sud contro un’ala trasversale, costituita dalla somma di più parti di forme e dimensioni differenti. L’angolo sud-est disegna una linea spezzata che collega due edifici in origine separati. Un’indagine di archeologia verticale delle murature esterne fornirà utili elementi per ricostruire una mappatura delle fasi costruttive. Le ali sud e est del palazzo sono integralmente decorticate e le cortine murarie che vi si osservano, eseguite con diversi materiali e differenti lavorazioni, confermano le differenze osservabili dallo zenit. La cortina della facciata meridionale è la meglio conservata, nonostante i sei speroni moderni che sono stati addossati al paramento murario antico e medievale. L’edificio è stato costruito sopra un’assise di grandi blocchi in travertino appartenenti alla primitiva cerchia urbica, della quale è in vista un tratto di circa settanta metri che va dal monastero di San Giuseppe fino al muro di cinta esterno. Scavi condotti in questo tratto delle mura per conto della Soprintendenza archeologica dell’Umbria hanno raggiunto la risega della linea di fondazione alla profondità di oltre due metri. Tra il terzo e il quarto sperone – contando da ovest – è visibile una portella profonda poco più di due metri, quanto era lo spessore del muro. In fondo all’edificio le mura fanno un angolo ottuso e salgono il declivio fino a raggiungere l’abside della chiesa, restando in vista per un tratto di circa tredici metri. Qui il muro descrive un’ampia curva, per poi scomparire sotto le case della confraternita di Santa Maria del Vescovado. Non contando le finestre aperte in rottura e i risarcimenti in laterizio delle murature, in gran parte realizzati nel XVII secolo come indica il crescente del vescovo Crescenzi che compare sulle mensole del terrazzo centrale, la parete sopra il muro antico fu costruita in quattro diverse fasi, riconoscibili per le interruzioni verticali che compaiono sul paramento murario.

La più antica occupa la sezione centrale dell’intero fabbricato, compresa tra il terzo e il quinto sperone, sopra i quali speroni è visibile una linea continua verticale formata dai conci di un angolo. Sopra il quinto sperone è presente una cornice marcapiano in aggetto, che si interrompe bruscamente all’altezza della cesura verticale per essere inglobata nella muraglia che vi si appoggia. Una terza linea verticale, ottenuta dalla sovrapposizione di un nuovo fabbricato contro una parete preesistente, compare in prossimità dell’angolo occidentale dell’edificio, tra la gronda del tetto e lo stipite destro di un fornice che si affaccia su un terrazzo contiguo al primo sperone. Se poi osserviamo la stratigrafia del paramento murario del blocco centrale, oltre alle numerose finestre murate che rivelano lavori di adattamento negli ambienti interni intervenuti nel corso dei secoli, noteremo la sovrapposizione di tre strati sovrapposti: il muro in travertino antico, una cortina in pietra bianca e rossa del Subasio compresa tra due spigoli esterni, una sopraelevazione con materiale eterogeneo che si interrompe bruscamente alla linea di gronda. Vedremo in seguito come le diverse fasi costruttive visibili all’esterno di questa ala del palazzo siano confermate dalla planimetria e dalle decorazioni riemerse negli appartamenti interni dell’edificio.

Elvio Lunghi

Insegnante pensionato non ha perso il vizio di raccontare storie

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]