22 Febbraio 2021

Nick Cave

Dionisio Capuano
Nick Cave

Vent’anni dopo. Dice di averlo incrociato in via Degli Episcopi, un pomeriggio di maggio. Era lui! era lui! L’ha anche seguito, a distanza, fino a Porta San Giacomo, per chiedergli un autografo.

L’australiano muove i suoi primi passi alla fine degli anni settanta, lo fa tra gli eccessi e la tracotanza di The Boys Next Door e The Birthday Party, schegge mitologiche del post-punk più maledetto. Trasferitosi a Londra avvia un nuovo progetto insieme ad un nugolo di musicisti di talento e con illustri carriere parallele: Nick Cave and The Bad Seeds. La band, una delle più importanti degli ultimi trent’anni, sul crinale tra show-biz rock e (qualche forma di) ricerca, diviene inevitabilmente la cassa di risonanza delle trasformazioni poetiche ed esistenziali del suo frontman.

Storia umanamente densa, segnata anche da un profondo e complesso rapporto con la religione, che entra nella musica fin dal primo periodo, coi caratteri violenti e sanguinari di un Antico Testamento riletto alla sudista. “From Here to Eternity” (1984), “The Firstborn Is Dead” (1985), “Your Funeral My Trial” (1986) trasudano blues gotico, esaltato dalla voce baritonale di Cave e ci consegnano storie di dannazione ineluttabile ed esaltazioni etilico-ascetiche.

Quest’immaginario allucinato e vertiginoso, sapido di Flannery O’Connor ed anche Faulkner, trova il suo apice nel climax di The Mercy Seat, in apertura di “Tender Prey” (1988), il cui titolo già però significa evoluzione. Pure San Francesco finirà in una delle “Murder Ballads” (1996), O’Malley’s Bar, vicenda d’un criminale predestinato, che riporta alla mente molti anti-eroi perduti della cinematografia americana.

Sono belle le contraddizioni di un suono bipolare. Gronda sangue e si ammorbidisce in ballate, a volte di sconcertante romanticismo. Per taluni sarà tradimento, ma importa poco. Into My Arms, (The Boatman’s Call, 1997) è una contro-preghiera che canta l’amore in un modo così abbandonato da tagliare le gambe.

Giunti al terzo millennio, questo artista poliedrico, scrittore apprezzato, autore di colonne sonore per pellicole importanti (basti pensare a The Road, dall’omonimo romanzo di Cormac McCharty) è oramai nel gotha della cultura alternativa, riuscendo a mantenere un che di irriducibile.

Cresce nel frattempo l’allure metafisico della musica, l’epica nera muta in un mood spirituale e mistico e il suono si fa più cerimoniale, con ombre di sacro quasi veggenti degli eventi tragici che segneranno la vita familiare del cantante. Arthur Cave, uno dei suoi figli, cade dalla scogliera a Ovingdean Gap, il quindici luglio 2015. L’evento in qualche modo vibra dentro “Skeleton Tree” (2016), le cui registrazioni risalgono però a prima della tragedia. Proprio per ciò, si resta ancora più impressionati dagli echi profetici e dagli umori sepolcrali che attraversano l’album. È poi “Ghosteen” (2019) a celebrare l’amore paterno spezzato, con toni di dolorosa elegia che rasentano il sublime.

Nick Cave, con i suoi cattivi semi, suonò alla fine di maggio del 2008 nell’eden terrazzato di Villa Fidelia, a Spello, il tour sanguigno di “Dig, Lazarus, Dig!!”. Un concerto marcato dalle possessioni elettriche degli esordi, Armageddon di western blues visionari, ascessi spiraliformi, ansia montante e mulinelli di tensione sull’orlo dell’abisso. Performance generosa, in cui non mancò la tenerezza. Ecco che torna sul palco per due set di bis e si mette al piano suonando Into My Arms. L’aria era dolce quella sera. Si rientrò a casa contenti come dopo la palestra, con l’estate che s’intravedeva dietro la curva.

E le mancò nuovamente il coraggio. Si voltò tornando al parcheggio del cimitero, senza neanche vedere se lui stesse scendendo alla Basilica o salendo verso Piazza del Comune, mugolando tra sé e séAnd I believe in some kind of path / that we can walk down, me and you”

Dionisio Capuano
Dionisio Capuano

È project designer e manager in ambito formativo e culturale. Collabora con la rivista Blow Up e tenta, senza successo, di mettere ordine nelle sue passioni per le varie forme dell'arte. Oggetto di studio in un recente saggio sulla critica musicale, ha pubblicato più di ottanta recensioni su dischi inesistenti ed è coautore di un album di musica elettroacustica.

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