“Maria era una donna che aveva in animo la poesia: per lei un angelo poteva essere una visita di tutti i giorni. Anche il pensiero di Maria era angelico, e non esitò a dire il suo sì, a manifestare la sua obbedienza. L’obbedienza non teme la morte né il patimento, chi obbedisce percorre moltissime strade e non è mai solo. Obbedire a Dio era come obbedire all’universo”. Alcune poesie di Alda Merini dedicate a Maria.
Io sono la vera Gerusalemme
Io sono la vera Gerusalemme,
sono una città
così alta e segreta
che nessuno mai
potrà raggiungere.
Le mie radici
non sono di questa terra
e invano il demonio
cerca di prendere
il mio principio.
Io sono
la città più alta
da cui
si vedrà l’universo,
e mio Figlio
sarà la conquista
di tutto ciò
che l’uomo non vede.
Io sono colei
che sconfiggerà
la superbia,
l’ingiustizia,
e che con
le sue deboli mani
aprirà il cuore di Dio
alla misericordia
per gli uomini.
Io sono
la bandiera della fede,
io sono
l’umile ancella
che servirà i più umili.
Io che obbedisco
alle forze della natura
e che dalla natura
sono stata creata
vanto un diadema di perle
che sarà
più dolce e flessibile
di ogni acqua.
Io sono l’acqua del battesimo,
sono la mano pura,
il cantico di ogni creatura.
Io verrò liberata
dagli inganni
e a mia volta
libererò gli altri.
Io libererò i demoni,
li farò
trasalire di paura,
li annienterò
col mio sguardo dolce.
Essendo stata accolta
benevolmente da Dio
sentirò la forza
di mille corpi
nel corpo,
perché Dio
ha mandato me
come un agnello,
come manderà
mio Figlio,
come unici
apostoli della fede.
Mi sono aperta come un libro
Mi sono aperta come un libro
davanti a Te,
un libro pieno
di misure terrestri,
un libro pieno
dei fiori della giovinezza,
Signore,
un libro pieno
dei miei sospiri d’amore.
E ad un tratto
Tu sei comparso,
per me,
che ero velata d’azzurro,
per me che godevo
la tenerezza della mia adolescenza,
per me,
che mi sentivo giovane
e pronta a tutte
le battaglie della vita,
per me, che avevo
lo scudo della parola.
E avevo perso di vista
E avevo perso di vista
i miei piccoli piaceri terreni
e gridavo senza
essere udita
che volevo
le mie compagne,
che volevo
tornare da loro,
che volevo mia madre.
A chi avrei
potuto raccontare
che ero
stata allontanata
dai venti
della mia preghiera?
Come avrei
potuto raccontare,
io che sono
umile di natura,
che tu
mi avevi prescelta
e mi avevi
baciata in fronte
e poi sulla bocca?
Ma nella Bibbia
è scritto
che la donna
deve partorire
e tu non mi hai sottratta
a questo dolore,
perché io avrei tenuto
nel mio grembo
l’uomo Dio,
che non si sarebbe sottratto
ai dolori dell’uomo.
Se tu sei la mia mano
Se Tu sei la mia mano,
il mio dito,
la mia voce,
se Tu sei il vento
che mi scompiglia i capelli,
se Tu sei
la mia adolescenza
e io ho il diritto di servirti
e il dovere,
perché l’adolescenza
non ha mai
chiesto nulla
alle sue stagioni.
Tu mi hai presa
perchè io non ero
una donna
ma solo una bambina
e le bambine si accolgono
e si avvolgono di mistero.
Tu mi hai reso donna,
Signore,
e la donna è soltanto
un pugno di dolore.
Ma questo pugno
io non lo batterò
verso il mio petto,
lo allargherò
verso di Te
con una mano
che chiede misericordia.
Tu sei la mia mano,
Signore,
Tu sei la vita,
e quando una donna
partorisce un figlio
la disgrazia e l’amore
abitano in lei
come il dubbio
della sua esistenza.
Tu mi hai redenta
nella mia carne
e sarò
eternamente giovane
e sarò
eternamente madre.
E poiché mi hai redenta
posi vicino a Te
la pietra
della Tua resurrezione.
1
Tu sei bella,
pellegrina di fede,
nessuno è mai riuscito
a rappresentarti
perché sei un sospiro,
e anche se Dio
ha voluto vestirti
di panni di materia,
lo Spirito ha guidato
talmente in alto
il tuo cuore
da rapirti perennemente
in estasi.
2
Sei la povertà
e la ricchezza,
il sogno e
la contraddizione,
la volontà di Dio
e la volontà dell’uomo,
che tu educhi
alla contemplazione.
Il dolore è la tua casa,
è la casa del mondo,
eppure tu sei
la regina degli angeli,
la regina nostra,
la regina di tutti i tempi.