21 Dicembre 2025

Natale de guerra.

Claudio Volpi
Natale de guerra.

Ci vorrebbero far credere che ormai la guerra è un orizzonte normale, dobbiamo abituarci dobbiamo preparare i nostri figli a sacrifici.  Che assurdità! Assolutamente No, dobbiamo ribellarci a questa deriva, in tutti i modi possibili, non dobbiamo permettere a chi governa qui e nel mondo, quasi accecati da incontrollabile hybris, di perdere e rovinare le nostre esistenze, di rovinare ancora una volta l’umanità. Dobbiamo vegliare dunque, la vita è sacra, come ci insegna questo Bambino. Ecco dei versi di Trilussa (1871-1950) che sembrano essere stati scritti oggi, che si soffermano sul dramma della guerra e guardano a Gesù come una luce di speranza, unico anello possibile per un avvenire di concordia e di solidarietà fra gli uomini.

Natale de guerra

Ammalepena che s’è fatto giorno

la prima luce è entrata

ne la stalla

e er Bambinello

s’è guardato intorno.

‘Che freddo, mamma mia!

Chi m’aripara?

Che freddo, mamma mia!

Chi m’ariscalla?’

‘Fijo, la legna

è diventata rara

e costa troppo cara

pè compralla…’

‘E l’asinello mio

dov’è finito?’

‘Trasporta la mitrata

sur campo de battana:

è requisito.’

‘Er bove?’ ‘Puro quello

fu mannato ar macello’.

‘Ma li Re Maggi arriveno?’

‘E’ impossibile

perchè nun c’è la stella

che li guida;

la stella nun vò uscì:

poco se fida

pè paura

de qualche diriggibile…’

 

Er Bambinello ha chiesto:

‘Indove stanno

tutti li compagnoli

che l’antr’anno portaveno

la robba ne la grotta?

Nun c’è neppuro

un sacco de polenta,

nemmanco una frocella

de ricotta…’

 

‘Fijo, li campagnoli

stanno in guerra,

tutti ar campo

e combatteno.

La mano che seminava

er grano e che serviva

pè vanga la terra

adesso viè adoprata

unicamente

per ammazzà la gente…

Guarda , laggiù, li lampi

de li bombardamenti!

Li senti, Dio ce scampi,

li quattrocentoventi

che spacchino li campi?’

 

Ner dì così

la Madre der Signore

s’è stretta

er Fijo ar core

e s’è asciugata

l’occhi cò le fascie.

Una lagrima amara

per chi nasce,

una lagrima dorce

per chi more…

 

Natale 1915

Bentornato, Gesù Cristo!

Puro ‘st’anno hai ritrovati

tutti l’ommini impegnati

ne lo stesso acciacapisto.

Se sbranamo come cani,

se scannamo tutti quanti

pè tre grinte de briganti

mascherati da sovrani!

Mentre er Turco

fa da palo

uno rubba,

l’antro impicca…

Maledetta sia la cricca

che cià fatto ‘sto regalo!

 

Tu , ch’ai sempre

messo in pratica

la dottrina de l’amore

e nun mascheri er dolore

pè raggione dipromatica,

che ne pensi

de stì ladri

che ficcarono l’artiji

ne l’onore de le madri,

ne la carne de li fiji?

Che ne pensi,

Gesù mio,

de chi appoggia

sottomano

la ferocia d’un Sovrano

che bombarda puro iddio?

Fa’ in maniera,

Gesù bello,

che una scheggia

de mitrata spacchi

er core a la canapa

ch’ha voluto

‘sto macello!

Fa’ ch’armeno

l’impresario

del teatro de la guerra

possa vede sottoterra

la calata der sipario.

Fa’ ch’appena liberato

da li barbari tiranni

ogni popolo commanni

ne la Patria dov’è nato.

 

Quanno un giorno

azzittiremo

sin’all’urtimo cannone,

ch’imponeva la raggione

d’un Re matto,

e d’un Re scemo,

solo allora

avranno fine

tante infamie

e tante pene:

fischieranno le sirene,

fumeranno l’officine!

E, tornata l’armonia

su una base più sicura,

resteremo

(fin che dura)

tutti in pace…

E così sia!

 

 

 

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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