03 Aprile 2023

Matteo Bortone

Dionisio Capuano
Matteo Bortone

Il grande musicista / scrive la musica / per le canzoni del poeta [Bruno Munari, Arte Viva – Il Codice Ovvio]

Mentre si prepara la stagione dei grandi eventi, e già si immagina l’altare di Santa Giuliana con Jokerman ad officiare il più santificante, e forse funebre, rito dell’estate, noi siamo qui con queste memorie di piccole eresie laterali. Anti-culti intorno ai quali si radunano sparuti adepti, resti della musica e delle arti. Naufraghi occasionali, portati dalle pigre derive domenicali; cuori con le ali del dove si va, dove si va, fuori un’idea; curiosi impenitenti che collezionano il marginale (secondo il mercato) con assiduità quasi patologica. Pulviscolo di comunità attratto dall’energia del Piccolo Teatro degli Instabili: una quarantina di persone lungo il perimetro del salone di Palazzo Bartocci per un “Una crepa: Nostalgia dell’Oro” (produzione: Nexus, Novara Jazz). Titolo evocativo, da cui ruscellano pensieri. Nei muri dell’omologazione si aprono fessure dalle quali intravedere lo spazio-tempo mitico della fusione tra artista e pubblico. Di fatto, un ritorno post-pandemico. Se non si ricorda male, la performance venne già offerta in remissione delle culture di massa nel 2019 allo Spazio Zut!, in una dimensione-suggestione spaziale altra.

Evento performativo di musica-e-danza, trova estruso nei corpi di Lucia Guarino e Emma Tramontana il desiderio, che tutti abbiamo, di appropriarsi dello spazio, di risvegliarsi. E poi, anzi, ma prima, Matteo Bortone e il suo contrabbasso. Pugliese, classe 1982, è stato eletto miglior talento italiano nel 2015 da Musica Jazz. Divagando subito, vien da dire che in questi ultimi tempi, ci ritroviamo tra le mani diversi dischi e nella testa diverse e differenti musiche di contrabbassisti. Un arco di ascolti che va dal William Parker di “Universal Tonality” al Mirco Ballabene di “Sette Improvvisazioni per Contrabbasso Solo”. In mezzo pure “Lucio Battisti, la Batteria, il Contrabbasso, eccetera”, una nuance nominalistica (certo, un lavoro che sorprende ancora per innovatività), riascoltato nei giorni della sua memoria.

Bortone lo si può sentire valido sodale, se non spina dorsale, nelle formazioni della meglio gioventù jazz: Bartolomeo Barenghi, Giacomo Tantillo, Nicola Andrioli Paris, Roberto Gatto, Stefano Carbonelli, Nicola Sergio. Nel sestetto Manual For Errors; partecipe della vertiginosa dolcezza degli Abhra, o cuore pulsante della confidenzialità sinfonica dell’Alessandro Lanzoni Trio. Ma, ca va sans dire, lo si consiglia fortemente nei suoi progetti: No Land’s, Travelers, ClarOscuro, entità sempre animate da un grande afflato collettivo.

Quello che si scoprirà subito è la sua straordinaria verve autorale, che quasi soverchia le grandi doti di esecutore/interprete. Il jazz diventa eccipiente di esplorazioni e ibridazioni di generi. Sonorità post-moderne, marezzature mediterranee, a volte pure progressive se non addirittura canterbury, onirismi psichedelici. Ed una controllata passionalità che si manifesta ancora di più nelle composizioni meditabonde, come – perla d’un variegato collier – Gaudi’s Foot

Ma quella domenica di febbraio, il musicista idruntino riportava la musica (la sua de-scrittura) ad un livello (secondo noi) più alto. Ha raffinato il suono fino all’inudibile; anzi, di lì è partito. Ha centellinato le note come fossero gocce d’acqua a mezzogiorno nel deserto. Esplorato il corpo dello strumento alla scoperta di risonanze organiche, sciamaniche. Capire fine in fondo non si può, chiamiamolo, se si vuole, riduzionismo meta-improvvisato. Stato di tensione da disinnesco di una bomba. Mentre le danzatrici rispondevano come in un voodoo agli impulsi dello strumento, muovendosi ed agitandosi, il pubblico tendeva l’orecchio, tratteneva il fiato. Veniva ipnotizzato da gesti sonori di sacrale semplicità. Una non ordinaria espressione artistico-creativa che si è potuta godere in purezza, toccarla era possibile, ab-soluta dalle convenzioni espressive del pentagramma.

Essendo però proprio radicalità generativa, nucleo irriducibile della poetica di Bortone, la si potrà ritrovare sempre e pressoché ovunque nelle sue creature-creazioni, pure in fondo allo swing. Anche, per esempio, nel progetto-trio Siner, fusione di due parole spagnole – senza ed aria –, anagramma di siren. Forma-canzone quasi da manuale; suggestioni di Beth Gibbons e Low. Struggimento e liberazione. Che ci piacerebbe vivere assai dal vivo, in questi tempi che sembrano sempre più toglierci il fiato.

Un popolo civile / vive / in mezzo alla sua arte [Bruno Munari, Arte Viva – Il Codice Ovvio]

Dionisio Capuano

È project designer e manager in ambito formativo e culturale. Collabora con la rivista Blow Up e tenta, senza successo, di mettere ordine nelle sue passioni per le varie forme dell'arte. Oggetto di studio in un recente saggio sulla critica musicale, ha pubblicato più di ottanta recensioni su dischi inesistenti ed è coautore di un album di musica elettroacustica.

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