27 Febbraio 2022

L’orrore, l’orrore… l’orrore della guerra

Claudio Volpi
L’orrore, l’orrore… l’orrore della guerra

Ci risiamo, l’uomo non impara mai. Quello che temevamo che Putin potesse fare prima o poi sta avvenendo, l’orrore della guerra. “Ma la guerra non è solo un serio colpo al portafoglio e nemmeno l’ultimo stadio del cozzo tra opposti, scomposti e gelidi calcoli geopolitici. La guerra è un uncino nel cuore di persone e comunità e nazioni. È un’infezione che fa strage di giovani (il domani e la speranza), così come la pandemia ha fatto strage di vecchi (la memoria e la saggezza). È una fabbrica di dolore e di profughi. È una logica letale. È l’incubo che torna, dopo tragiche prove generali, a massacrare l’umanità anche nel pezzo di mondo, il nostro, in cui ci eravamo detti “mai più”. Questo è il tremendo tradimento”. (Marco Tarquinio). Tutto questo ci ha fatto pensare al bellissimo e tragico monologo del Colonnello Kurtz interpretato da un magnifico e ispirato Marlon Brando nel film Apocalypse Now, di Francis Ford Coppola, che è una tenebrosa poesia sulla follia del male e i suoi confini.

Monologo sull’orrore di Kurtz

Io ho visto degli orrori,
orrori che ha visto anche lei…
Ma non ha il diritto
di chiamarmi assassino.
Ha il diritto di uccidermi,
ha il diritto di far questo.
Ma non ha il diritto di giudicarmi.
È impossibile trovare le parole
per descrivere ciò che è necessario
a coloro che non sanno
ciò che significa l’orrore.
L’orrore ha un volto.
E bisogna farsi amico l’orrore…
orrore, terrore,
morale e dolore
sono i tuoi amici.
Ma se non lo sono,
essi sono nemici da temere.
Sono dei veri nemici.
Ricordo, quand’ero nelle forze speciali,
sembra migliaia di secoli fa,
andammo in un campo,
per vaccinare dei bambini.
Lasciammo il campo dopo
aver vaccinato i bambini
contro la polio.
Più tardi venne un vecchio correndo
a richiamarci, piangeva,
era cieco.
Tornammo al campo:
erano venuti i vietkong
e avevano tagliato
ogni braccio vaccinato.
Erano là in un mucchio.

Un mucchio …di piccole braccia.
E… mi ricordo..
che ho pianto… pianto…
come…come…come…una madre.
Volevo strapparmi
i denti di bocca,
non sapevo quel che volevo fare.
E voglio ricordarlo,
non voglio mai dimenticarlo,
non voglio mai dimenticarlo.
Poi mi sono reso conto,
come fossi stato colpito…
colpito da un diamante,
una pallottola di diamante in piena fronte…
e ho pensato: mio Dio
che genio c’è in questo…
che genio, che volontà per far questo…
perfetto, genuino,
completo, cristallino, puro.
E così mi resi conto
che loro erano più forti di noi,
perché loro la sopportavano…
Questi non erano mostri,
erano uomini,
quadri addestrati,
uomini che combattevano col cuore,
che hanno famiglia
che fanno figli
che sono pieni d’amore
ma che… ma che
avevano la forza…
di far questo.
Se io avessi dieci divisioni
di questi uomini,
i nostri problemi qui,
si risolverebbero
molto rapidamente.
Bisogna avere uomini
con un senso morale,
e che allo stesso tempo
siano capaci di utilizzare
i loro primordiali
istinti di uccidere…
senza emozioni,
senza passione…
senza… discernimento,
senza discernimento.
Perché è il voler giudicare
che ci sconfigge.
Mi preoccupa che mio figlio…
possa non capire ciò
che ho cercato di essere.
E se dovessi essere ucciso, Willard,
vorrei che qualcuno andasse
a casa mia e dicesse
a mio figlio… tutto.
Tutto quello che ho fatto,
tutto quello che lei ha visto.
Perché non c’è nulla
che io detesti di più del…
fetore delle menzogne.
E se lei mi capisce Willard…
lei farà questo per me…

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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