Oggi presentiamo insieme alcune poesie di poetesse italiane del Novecento, spesso colpevolmente dimenticate e mai incluse nelle antologie anche più importanti dedicate ai poeti più significativi del secolo passato, e che potete trovare nella pubblicazione a cura di Isabella Leardini, “Costellazione parallela. Poetesse italiane del Novecento”, Vallecchi editore.
Sola nella stanza
Sola nella stanza,
le mani aperte sotto la calda nuca,
ecco, mi volgo
ai miei dolci giorni,
forme, sommesse ali,
silenziose memorie.
Sollevata mi sento, e libera,
cima di sole,
e la mia lunga povertà più cara
d’un eletto diamante.
Voglio solo sopra il mio volto
una rosa bianca.
Sibilla Aleramo (1876-1960)
Quale ero
A mano a mano
quale ero ritorno:
una che va vestita
come capita,
contenta del poco,
di rari amici scontrosi,
una dispari
felice di bere alla brocca
della sua solitudine.
Daria Menicanti (1914-1995)
Morte di una stagione
Piovve tutta la notte
sulle memorie dell’estate.
A buio uscimmo
entro un tuonare lugubre di pietre,
fermi sull’argine
reggemmo lanterne
a esplorare il pericolo dei ponti.
All’alba pallidi
vedemmo le rondini
sui fili fradice immote
spiare cenni arcani di partenza
e le specchiavano sulla terra
le fontane dei volti disfatti
Antonia Pozzi (1912-1938)
Io
Quella donna dal viso indifeso
un poco sfiorita
che passa nello specchio
in una scolorita veste rossa,
senza fruscio, di fretta,
rialzando sul capo i capelli
con mano distratta:
quella donna
dall’anima dimessa
dicono che son io.
Fernanda Romagnoli (1916-1986)
A una compagna
Se un mio gesto
potesse liberarti,
io pure sarei libera,
ancor prima di te.
Se una parola
potesse salvarti,
cadrebbe come manna
nel mio deserto
prima che nel tuo.
Ho le mani legate
e la mia lingua è muta,
in questo ti somiglio.
Ma la tua anima
è una donna seminascosta
dietro una cortina
a piangere in silenzio
mentre sfida
la luce delle piazze
il mio indurito demone non batte ciglio.
Margherita Guidacci (1921-1992)
Devota come ramo
curvato da molte nevi
allegra come falò
per colline d’oblio,
su acutissime lamine
in bianca maglia d’ortiche,
ti insegnerò, mia anima,
questo passo d’addio…
Cristina Campo (1923-1977)