02 Luglio 2023

Le passeggiate più belle della mia vita

Claudio Volpi
Le passeggiate più belle della mia vita

Le passeggiate più belle della mia vita 
sono iniziate  facendo passi falsi

Oggi forse ci rivolgiamo a un pubblico più giovane e fresco, o anche a quegli adulti che  hanno conservato dentro di se i ragazzi che un tempo sono stati,  spesso  la parte migliore, quando eravamo  fragili e vulnerabili ma tuttavia maestosi nei nostri sogni ,  nelle promesse , nei  desideri; lo facciamo con delle poesie di Gio Evan (1988),  poeta, cantautore e street artist, che esplora questo mondo con grande facilità di parola, di immagini e suggestioni, raccontando le anime nel momento in cui rinascono le grandi domande sul senso del vivere e del morire, e nascono i grandi ideali a cui consegnare un senso alla vita , un senso alto e luminoso, un arcipelago di emozioni che si intrecciano le une alle altre, in un bisogno di attenzione e ascolto.  Con i suoi concerti e spettacoli si esibisce in tutta Italia e all’estero. Uno dei suoi ultimi libri è ‘Se mi cerchi ti trovi. Poesie da  meditare’, il suo album  recente ’Mareducato’.

Dicono 
non sia più tempo di poesia
gli uomini hanno smesso
di guardarsi negli occhi
si sfuggono via veloci,
inciampano, si ingarbugliano,
si urtano
e non si chiedono più scusa
hanno la testa bassa
gli uomini, adesso,
come se nelle scarpe
ci fosse un tesoro
da proteggere
un’oasi da salvaguardare
o forse che in alto
c’è una paura
difficile da affrontare
dicono
non sia più tempo di poesia
la tenerezza è appassita
per colpa
di qualche inverno di troppo,
primavere con le ossa
troppo deboli
tramonti visti di sfuggita
albe rare
boschi bruciati
palazzi inaugurati
metropolitane pienissime
dicono
non sia più tempo di poesia
che siamo destinati
a destini estinti
a non baciarci più
con gli sguardi
e a lasciare 
la presa della vita
ma tu su un angolino
di questo piccolo libro
ancora ti riempi di versi
ancora baci con gli occhi
ancora resisti.

Pelle dura

Sono fatto
di cicatrici a forma di mondo
di pensieri di troppo
di colpi di fulmini
cuori non capiti
e fiducie andate a fuoco
sono fatto 
di scelte improvvisate
di amori cadenti e stelle fisse,
di fiati trattenuti
sogni mancati per un pelo
e musica malinconica spinta
fino all’alba
ho nostalgie immotivate
sbalzi di umore
senza battesimo
ho lacrime dedicate
a chi non sapeva
leggere i miei occhi
e non ho perso mai
un treno importante,
io, i treni
me li sono inventati dal nulla,
sono fatto di biglietti
di andata
e di ritorno da te
ho offerto il caffè
ai miei mostri
ma non ho mai
brindato con loro,
ho suonato la chitarra
e mi sono tenuto accanto con me
i miei ritornelli più tristi
sono di pelle dura
di cuore formidabile
e testa forte,
e non smetterò di credere
che questa
è una vita meravigliosa.

Meglio così

Devi metterti in testa
che  tu non sei come loro,
loro non si fermano
davanti a niente
tu, invece
ti fermi davanti a tutto
ti frega il tramonto a te
lo usi per rinnovare
i colori ai tuoi occhi
lo usi per pensare
per non pensare
per riprendere il fiato
dei tuoi sogni
e per inventarne di nuovi
ti frega il silenzio a te,
loro sono capaci di romperlo
tu, invece
sei capace di farlo
capace di incassare
gli alfabeti
e macinarli
per farne caffè interiori,
hai grammatiche
che sai tenere per te
e sempre il silenzio giusto
quando non c’è niente da dire
ti frega la bocca a te
tu non sei fatta 
per ridere per finta,
la bocca non ti dà retta
quando si tratta
di servire la menzogna,
ti frega il cuore a te
lo metti ovunque,
lo lasci in giro
ti batte dappertutto,
fai casino
ti fai  riconoscere sempre
in un mondo
che non si riconosce più,
ti fregano le guance rosse a te,
ancora ti vengono
e devi metterti in testa
che non sei come loro
e devi metterti nel cuore
che è meglio così.

Rimanerti dentro

Sei rimasta a casa
e hai fatto 
della tua cameretta
un universo a parte
il cuscino è un  sistema solare ora
il materasso è lo spazio
dove crei tempi e tempeste
la lunatica sei tu
e la finestra
è l’appiglio necessario
per scappare, quando serve,
da questo mondo
che funziona a scatti
sei rimasta a casa
e ti sei vista dentro
per bene
hai avuto il tempo
di specchiarti il cuore
di mettere il rossetto
ai baci mancati
di mettere il rimmel
agli sguardi persi
e lo smalto alle mani
che non ti hanno preso
nei momenti di caduta
hai avuto modo di fermarti un po’
a vedere questa pelle
che indossi
così fina, così sottile
che basterebbe
un vento senza cuore
per portarti via da tutto
e hai avuto modo 
di soffermarti un po’
su queste piccole
ferite di vita
sembravano un graffietto
quando te le sei procurate
e invece a adesso
assomigli a una cascata, tu
la vita ti ha fatto
così a pezzi
che non sei più abituata
a tenerti intera
a tenerti tutta per te,
così ti viene spontaneo ora
regalare i tuoi
frammenti preziosi
a colpi di sorrisi
o appoggiando solo gli occhi
negli sguardi degli altri
sei rimasta a casa
e hai capito
che per capirti
non basta un po’ di casa,
per te ci vuole
un infinito a parte
una galassia zelante
e un eterno disponibile
è difficile uscirne fuori
quando si è te,
ma vedessi quanto è bello
rimanerti dentro.

Mareducata

Ti assomiglia più il mare
che l’uomo, a te,
sei fatta di scogli
difficile da inondare
più che di pelle
e mentre ti accarezzo sento
il lavoro di allisciamento
delle onde passate
porti addosso
la roccia levigata
hai arrotondato
ogni colpo preso
resistito allo scontro,
emergi dalle tue acque
a prescindere dalla marea
e per quanto tu
sia diventata dura
non ti opponi mai
al gabbiano
che deve riposare il volo
assomigli più al mare
che alle persone
che incontro, tu
sei fatta più di sale
che di parole,
nascondi nei fondali
segreti che ripari dalla luce
nei tuoi abissi
non tutti possono nuotarci,
fai accomodare solo
chi capace di apnea,
solo chi è pronto
a togliersi il fiato,
solo a loro tu
mostri i tesori conservati
tu sei più mare che donna,
le onde 
ti fanno da capelli
il vento ti fa mossa
la bandiera rossa
ti invita al riccio
il tempo sereno 
ti alliscia,
l’oceano è
il tuo parrucchiere
la luna piena
è la tua messa in piega
e i tuoi pesci
non abboccano più
agli ami di passaggio
sei più mare che altro, tu
festiva d’estate
testarda in primavera
silenziosa in autunno
pensieroso d’inverno,
ed io non so
di quale tua profondità
son capace,
e dunque mi affido
alla tua risacca
grandissima ragazza
mareducata.

Certo che ho paura

Certo che ho paura,
ho paura di perderti
tra la folla di gente
e le follie dei miei timori
nonostante io
prima di te
sia stata la persona
più sicura 
che abbia mai conosciuto
ho paura
di non esserti all’altezza
quando vivo
i miei momenti bui
nonostante io
prima dite
sia stata
la persona più solare
che abbia mai incontrato
ho paura
di non riuscire
a starti al passo
a rimanerti
sempre accanto
nonostante io
prima di te
sia stata la persona
più veloce
che abbia mai
visto correre
certo che ho paura
da quando ti conosco,
mi hai fatto
scoprire fragile
e umano, 
delicato e tenero,
ma tu le mie paure
le vali tutte.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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