Torniamo a questo intenso film del 2019, ‘Le cose che non ti ho detto’, di cui abbiamo già parlato in passato, per proporvi le due poesie molto belle che vengono recitate alla fine del film, una ‘Non dire che a nulla a vale la lotta’, del 1849, del poeta inglese Arthur Hugh Clough, che viene declamata anche in uno splendido episodio della serie ‘Il giovane Ispettore Morse’ , forse la migliore serie inglese di sempre nel suo genere, poesia che ci sprona a non mollare , a non desistere nelle situazioni più difficili, a sperare. Poi, l’altra poesia, scritta dallo stesso regista del film William Nicholson, dichiarazione struggente d’amore di un figlio ai propri genitori, con insieme il desiderio di non essere da loro abbandonato lungo il cammino della vita, almeno fino a quando non sarà pronto per andarsene da solo con le sue gambe. Una poesia questa con delle parole che tutti , crediamo, avremmo voluto poter dire almeno una volta ai nostri genitori, spesso con il rimpianto di non averlo fatto.
Non dire che a nulla vale la lotta
Non dire che a nulla
vale la lotta,
che il travaglio e le ferite
sono vane,
che non verrà meno
il nemico né fallirà,
che le cose come sono,
resteranno.
Se le speranze
sono sciocche,
la paura non può mentire.
Forse i tuoi compagni
più in là,
nascosti dal fumo,
stanno già inseguendo
i fuggiaschi,
e sarebbero i padroni
del campo,
se non fosse per te.
Perché mentre le onde
stanche si infrangono
senza guadagnare
un faticoso palmo,
da lungi,
fra fiumi avanzando
e insenature,
giunge silenzioso,
tutto allagando,
il mare.
E quando il giorno viene,
non dalle sole finestre
a levante
entra la luce.
Di fronte sale lento,
così lento,
il sole.
Ma là ad occidente,
guarda,
la terra
già si irradia!
Mia madre, mio padre
All’inizio pensavo
di poterti salvare,
ma alla fine
quello che posso fare
è onorarti.
Mia madre,
prima tra le donne,
mio calore
e mio conforto,
mia certezza,
mio orgoglio,
sei l’unica
che voglio compiacere,
l’unica di cui
voglio l’applauso.
Mio padre,
primo tra gli uomini,
mia guida
e mio giudice,
l’uomo che so
che diventerò.
Siete diventati grandi,
ora,
e siete ancora
davanti a me,
come lo sarete sempre,
per sempre laggiù
in fondo alla strada.
Perdonatemi
se avrò bisogno
che siate forti
per sempre,
perdonatemi
se ho paura
della vostra infelicità.
Se voi soffrite,
io soffrirò,
se voi resistete,
io resisterò.
Prendetemi per mano,
e facciamo
la vecchia passeggiata
un’ultima volta.
Poi lasciatemi andare.