11 Gennaio 2026

Le cose che non ti ho detto

Claudio Volpi
Le cose che non ti ho detto
Mario Sironi, 'La solitudine' - 1925-26

Torniamo a questo intenso film del 2019, ‘Le cose che non ti ho detto’, di cui abbiamo già parlato in passato, per proporvi le due poesie molto belle che vengono  recitate alla fine del film, una ‘Non dire che a nulla a vale la lotta’, del 1849, del poeta inglese Arthur Hugh Clough,  che viene declamata anche in uno splendido episodio della serie ‘Il giovane Ispettore Morse’  , forse la migliore serie inglese di sempre nel suo genere, poesia che ci sprona a non mollare , a non desistere  nelle situazioni più difficili, a sperare. Poi, l’altra poesia, scritta dallo stesso regista del film William Nicholson, dichiarazione struggente d’amore di un figlio ai propri genitori, con insieme il desiderio di non essere da loro abbandonato lungo il cammino della vita, almeno fino a quando non sarà pronto per andarsene da solo con le sue gambe. Una poesia questa con delle parole che tutti , crediamo, avremmo voluto poter dire almeno una volta ai nostri genitori, spesso con il rimpianto di non averlo fatto.

 

Non dire che a nulla vale la lotta

Non dire che a nulla

vale la lotta,

che il travaglio e le ferite

sono vane,

che non verrà meno

il nemico né fallirà,

che le cose come sono,

resteranno.

 

Se le speranze

sono sciocche,

la paura non può mentire.

Forse i tuoi compagni

più in là,

nascosti dal fumo,

stanno già inseguendo

i fuggiaschi,

e sarebbero i padroni

del campo,

se non fosse per te.

 

Perché mentre le onde

stanche si infrangono

senza guadagnare

un faticoso palmo,

da lungi,

fra fiumi avanzando

e insenature,

giunge silenzioso,

tutto allagando,

il mare.

 

E quando il giorno viene,

non dalle sole finestre

a levante

entra la luce.

Di fronte sale lento,

così lento,

il sole.

Ma là ad occidente,

guarda,

la terra

già si irradia!

 

Mia madre, mio padre

All’inizio pensavo

di poterti salvare,

ma alla fine

quello che posso fare

è onorarti.

Mia madre,

prima tra le donne,

mio calore

e mio conforto,

mia certezza,

mio orgoglio,

sei l’unica

che voglio compiacere,

l’unica di cui

voglio l’applauso.

 

Mio padre,

primo tra gli uomini,

mia guida

e mio giudice,

l’uomo che so

che diventerò.

Siete diventati grandi,

ora,

e siete ancora

davanti a me,

come lo sarete sempre,

per sempre laggiù

in fondo alla strada.

 

Perdonatemi

se avrò bisogno

che siate forti

per sempre,

perdonatemi

se ho paura

della vostra infelicità.

Se voi soffrite,

io soffrirò,

se voi resistete,

io resisterò.

Prendetemi  per mano,

e facciamo

la vecchia passeggiata

un’ultima volta.

Poi lasciatemi andare.

 

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

Seguici

www.assisimia.it si avvale dell'utilizzo di alcuni cookie per offrirti un'esperienza di navigazione migliore se vuoi saperne di più clicca qui [cliccando fuori da questo banner acconsenti all'uso dei cookie]