Oggi alcune poesie di Antonella Anedda (1955).
L’aria è piena di grida
Pensi davvero che basti
non avere colpe
per non essere puniti,
ma tu hai colpe.
L’aria è piena di grida.
Sono attaccate ai muri,
basta sfregare leggermente.
Dai mattoni salgono respiri,
brandelli di parole.
Ferri di cavalli morti
circondano immagini di battaglie
Le trattengono prima che vadano
in un futuro senza cornici.
Cosa ci rende
tanto crudeli
gli uni con gli altri?
Cosa rende alcuni
più crudeli di altri?
Le crudeltà subite
e poi inghiottite
fino a formare una guaina
con aculei sul corpo ferito?
O semplicemente
siamo predestinati al male
e la vita è solo fatta
di tregue dove sostiamo
per non odiare
e non colpire?
Nel freddo
Pensa i morti
e questi vivi
che vanno verso casa
tra la pioggia
e i lampioni,
osservali solo per un momento
quando i gesti si fermano
dentro il suono del traffico
e dei tuoni,
seguili nelle stanze
ora dense di offese,
ora di amore,
atomi che pensiamo perdurino
e che invece
si perdono nel vuoto
che si scuote al vento
delle stelle e dei pianeti.
Chi se ne è andato non desidera tornare
Chi se ne è andato
non desidera tornare.
Pensiamo che si strugga
per il mondo
prestandogli la nostra nostalgia.
L’oleandro trema,
l’abete che si sfrangia
più latteo nella luna
e tutta la bellezza incomprensibile
che ci ostiniamo a raccontare.
Se i morti vedono
ci guardano scrutare
l’illusione di un muro
bussare per entrare
o chiamare
come i pazzi
che cullano le pietre
bisbigliando loro: amore.