‘Il poeta, magari inconsapevolmente, mette comunque in campo in uno spazio ridottissimo entrambe le nostre modalità cognitive: quella occidentale, razionale e analitica, e quella orientale, più predisposta alla sintesi intuitiva. Ecco perché la poesia dovrebbe essere diffusa in modo capillare, come un bene di prima necessità: nei supermarket, nei motel, nelle farmacie. Perché la poesia è l’unica assicurazione disponibile contro la volgarità del cuore umano. Una società incapace di leggere e ascoltare i poeti, si condanna a gradi inferiori di articolazione, al grado del politicante, del commerciante o del ciarlatano, in breve a quello che è il suo grado corrente’ (F. Marcoaldi).
Eccoci alla poesia di oggi, di Erri De Luca (1950)
Considero valore.
Considero valore
ogni forma di vita,
la neve,
la fragola,
la mosca.
Considero valore
il regno minerale,
l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino
finchè dura il pasto,
un sorriso involontario,
la stanchezza di chi
non si è risparmiato,
due vecchi
che si amano.
Considero valore quello che
domani non varrà niente
e quello che oggi
vale ancora poco.
Considero valore
tutte le ferite.
Considero valore
risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo,
accorrere a un grido,
chiedere permesso
prima di sedersi,
provare gratitudine
senza ricordarsi di che.
Considero valore
sapere in una stanza
dov’è il nord,
qual è il nome del vento
che sta asciugando il bucato.
Considero valore
il viaggio del vagabondo,
la clausura della monaca,
la pazienza del condannato,
qualunque colpa sia.
Considero valore
l’uso del verbo amare
e l’ipotesi che esista
un creatore.
Molti di questi valori
non ho conosciuto.