Avevo un sogno / Eterno un giorno / Uscire e salutare / Uno ad uno / Uscire ed ascoltare / Uno per uno / Dando quel poco / Di tutto che abbiamo [Marco Parente – La Mia Rivoluzione]
Viviamo tempi strani. Frase, invero, valida per tutte le stagioni (delle nostre indecisioni) e soprattutto per le mezze, che esistono, ah se esistono. Ora succede che, svalicandola, dopo averne maledetto la calura, ci viene più forte la nostalgia dell’estate. E nel mentre, nel ventre, dello spettacolo di recenti eventi violenti, d’opposta valenza, ci ritornano sgomitate estive di piazza, incongrue manifestazioni di vitalità. Era il luglio del 1986, quello della carrozzella di Wyatt che attraversa Umbertide. Però, dei Redskins parleremo un’altra volta, forse.
Quale luogo migliore dei musei per fare del passato, un presente ed anche un futuro? In questo modo scombinato, dove si muore per molto poco (il concetto del molto e del poco è più che relativo, ma questo si sa), i tre segmenti sovrapposti della nostra vita ce li siamo ritrovati, simbolicamente, nelle mani come pezzi di un puzzle incompleto (peraltro incomprensibile) e che neanche combaciano. Van bene per le nostre mappe. In un luogo piccolo-immenso, la Galleria Nazionale dell’Umbria, altri passaggi si sovrappongono alla bellezza metafisica d’un Medioevo iper-oggetto, nelle forme di paesaggi di musica alternativa (significa: un altro sguardo al mondo).
Per chi l’ha visto e per chi non c’era. E anche per me. L’esserci (stato) di Eraldo Bernocchi con Hoshiko Yamane, è, di fatto, una piccola vertigine della stagione inquieta di “Bardo Thos-Grol”, sul finire di quegli anni 80’ da cui sembra non uscire mai.
Così, Theo Teardo, insieme agli archi di Laura Bisceglia, Flavia Massimo, Ambra Chiara Michelangeli, c’assorbe -solo a pensarlo – nella spirale di ricordi altrettanto e diversamente strani, misteriosofici e foschi. In fondo letterari, per certi versi profetici. Siamo il senno dissennato del poi.
Stefano Pilia (chitarra ed elettronica), Laura Agnusdei (sax tenore ed elettronica), Agnese Banti (voce ed elettronica) Cecilia Stacchiotti (tastiera ed elettronica) hanno ri-costruito, il 27 di settembre, in tempo reale (illusorio) una possibile colonna sonora di Cainà – L’isola e il Continente (1922) di Gennaro Righelli, storia d’un sogno femminista, punito ontologicamente nella descrizione dei suoi rovinosi effetti. Tutto questo dimenarsi esistenziale, fuggire via dalla propria terra, scordarsi di tutto e tutti seguendo un’idea di libertà appare assai meno incendiario – ora – d’un velo portato male, del taglio di capelli.
L’intreccio delle collaborazioni, la casualità programmatica di eventi consolidatisi nel tempo, ci spingono su altri quadranti meta-temporali. In quella “Neve Nera” ci sta anche Daniele di Bonaventura, appena tre giorni fa nuovamente a Foligno, con “L’Harmonium dei Poveri”.
E ancora, passaggi e passaggi di tempo. Mentre esce il nuovo album di Brian Eno, alla Galleria Nazionale tra 2020 e 2021 con “Reflected”, martedì 11 ottobre suona a Perugia un suo sodale in quella stagione, estate perenne dell’avvenire immanente, quando con l’attitudine post-adolescenziale s’ascoltava musica ed era dire addio al mondo crudele ed insensato. Insulsa confessione: andiamo a vedere Hans-Joachim Roedelius, all’Auditorium Marianum, con (quasi) la stessa ansia che ci ha colto quando si ascoltò, per la prima volta, The Belldog.
Se non ci sono logica o senso, c’è sicuramente bellezza. Come un paesaggio minimo in cui un ciuffo d’erba, curioso per i colori, sta vicino ad un sasso e, nella prospettiva di noi distesi, diventano il primo una foresta e l’altro una montagna. Così sono le canzoni, anche se non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni. E però…Si sta, per altre incombenze, a stilare una classifica delle italiane dell’ultimo …ventennio… Si consiglia un album eterno-presente, che apre il cuore: “Trasparente” (2002) di Marco Parente. Vedi il caso: sabato 15 ottobre suona a Perugia, tappa del tour. Ne celebrerà pure le brucianti parole; sembrano ancora, vorremmo fossero, acciarini. Fin dall’incipit programmatico. Accade al Rework e giocando con la linguistica, tra langue/parole, significante/significato, sincronia e diacronia si andrebbe assai lontano.
No non è un sogno è / La mia rivoluzione / A colpi di grazie / è l’unica abbondanza / Che ci può saziare [Marco Parente – La Mia Rivoluzione]