Per tutta l’estate e fino a gennaio ho visitato obitori e monasteri, cercando le parti del corpo necessarie / arti e fegati e cervelli e cuori / voglio dare vita a qualcuno [Bob Dylan – My Version of You]
Siamo chiusi in un loop. Tra il “noi non ci saremo” e il “noi non c’eravamo”. Ma la musica ci gira in torno e, tanto, tra l’esserci heideggeriano e il non esserci morettiano c’è poca differenza. Non ci si noterebbe lo stesso. Per esempio, al set dreamedelico di Angel Olsen, il 10 giugno a Castiglione del Lago, anteprima del Lars Rock Festival che è lì lì per cominciare, c’eravamo o no?
È una tracimazione di suoni l’estate in Umbria, da maggio e settembre una vera istigazione all’essere ubiqui. Inanellando così, tra sogno e realtà, gli eventi dai programmi e calendari ci traiamo d’impaccio e ricostruiamo la mappa instabile d’una terra risonante, come quei sonagli-cembali appesi fuori la porta di casa. È il vento della memoria a farli tintinnare. Non solo della memoria, anche dei desideri. Quella di un’altra occasione per vedere e sentire Giovanni di Domenico (che il quattro di maggio ha suonato a San Domenico per la programmazione UFO-logica dello ZUT!) e magari veder allestito lo splendore di Kyu-u-ri.
C’è quello che è stato ma noi no. Forse la buca dell’anno, il doppio set di Lonnie Holley ai Due Mondi. Chi è costui? Quinto di ventisette fratelli, venduto a quattro anni per una bottiglia di whisky, padre di quindici figli. Scultore. Autore di uno degli album più potenti del 2023 “Oh Me, Oh My”. Ode di lacrime, rabbia e amore distillato in uno spiritual fantasmatico, che ti possiede l’anima e ti infesta il cuore. Se mai ci fosse un iper-oggetto sonoro questo è il blues. Holley ne trafila il senso profondo. Altro che la musica del diavolo. La voce dell’anima agli inferi nel giorno del sabato santo alla vista dello spiraglio di luce. Nessuno potrà mai assicurare l’esito del giudizio, ma l’abbaglio sonoro è caparra di salvezza. Chi c’è stato a Spoleto ci racconti della (doppia) apparizione; ci basta un haiku emozionale, per essere anche noi parte della meraviglia.
C’è quello che ci sarà e noi no. San Robert Zimmermann, nobel della letteratura e filosofo della musica. Tutti pronti alla celebrazione il 7 di luglio. Il rito è già noto e male non sembra la liturgia. La setlist è stata rodata in decine di concerti. Nove tracce dall’ultimo album di inediti, “Rough and Rowdy Ways”, poi perline da “Blonde On Blonde”, “Nashville Skyline”, “John Wesley Harding”, “Slow Train Coming” e altri spizzichi. Dovrebbe iniziare con Watching the River Flow, riaffermando il privato sul politico. Musicalmente sarà un successo. Ci siamo sentiti più di un live della tournée e, per chi ama o crede di amare Dylan, la musica fluirà – potete verificare – naturale ed inevitabile. Senza rischi invero. Ci sarà margine per qualche sorpresa, con la cover che in genere elargisce ai fedeli: cose spesso notevoli, come ci insegnano le date delle settimane scorse .Un brano dei Grateful Dead, addirittura Into the Mystic di Van Morrison, ad Alicante. A noi assenti piacerebbe qualcosa dei R.E.M., Everybody Hurts, meglio: The One I Love. Se accadesse andremmo di sicuro all’inferno per invidia e rosicando. Per aver barattato il biglietto (la primogenitura) del concerto con l’art edition (piatto di lenticchie) dell’ultimo lavoro dei My Cat Is An Alien.
Tutto ci riporta a qualcosa di piccolo, (ci torneremo più diffusamente, chissà). E sia benedetto Sacred Noise. Il concerto di Alfio Antico, dopo il set tribal folk electro di MAI MAI MAI (aka Toni Cutrone aka Antonio Tricoli), nel giardino-ventre del Tempio di Sant’Angelo. Solo voce e tamburelli, icastiche narrazioni dalla cadenza litanica, tradizione sicula-universale, favola e inconscio collettivo. Appena un assaggio della potenza che si porta dentro questo cantore assoluto, capace di accendere la festa e di portarci sui bordi dell’apocalisse, quando la radice popolare collide con dissonanze tecnologiche.
Nel nostro dream-loop dei passaggi del desiderio c’è un palco-universo in cui Bob, Lonnie ed Alfio stanno suonando insieme.
Vedete, molti umani non sanno che il Nilo è un fiume che inizia molto in basso, molto in basso / sotto il Congo, giù nella giungla giù sotto il Congo / molto oltre l’Etiopia / il Nilo è un fiume e l’ acqua scorre verso l’alto invece che verso il basso [Lonnie B. Holley – Many Rivers ]