Oggi la Rubrica di Poesia è dedicata a Francesco Lampone che nei giorni scorsi ha perso la sua mamma. Abbiamo riunito tre poesie dedicate alla madre di tre grandissimi autori, due conosciuti anche al grande pubblico, il terzo un po’ meno. Le poesie sono “La Madre” di Giuseppe Ungaretti, “Supplica a mia madre” di Pier Paolo Pasolini, “Mia Madre” di Alfonso Gatto. Tutti e tre con molto affetto, Ungaretti (1888-1970), forse più importante persino di Montale, con la sua assolutezza, la pienezza della pronuncia, l’attenzione al tempo e la fede totale nella parola poetica isolata nel silenzio; Pasolini(1922-1975), regista , saggista , ma sempre e soprattutto poeta, intenso monacale e sofferente, “…Abbiamo perso prima di tutto un poeta, il poeta dovrebbe essere sacro” dirà di lui Alberto Moravia nella celebre orazione funebre; Gatto (1909-1976), un poeta dalle immagini vertiginosamente analogiche, un surrealista delicato, legato a quell’intrico di impressioni che gli ha fornito la sua terra, un lirico estroso sempre in cerca di bellezza. Tre diverse madri: umile e forte, piena di sentimento religioso quella di Ungaretti, esclusiva nell’amore e causa del suo modo di essere quella di Pasolini, descritta con immagini dense di melodie e colori quella di Gatto.
‘La Madre’ di Giuseppe Ungaretti
E il cuore quando di un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.
Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.
E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.
Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro.
‘Supplica a mia madre’ di Pier Paolo Pasolini
È difficile dire con parole di figlio
Ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazie che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile, Per questo è dannata
Alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
D’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
Sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
Di una vita rinata fuori della ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
‘Mia Madre’ di Alfonso Gatto
Mia madre all’alba non ha colore
Ma il freddo celesti aurore
Le porta nel seno,
dolci paesi d’albicocca.
Alle sue mani la musica degli anni,
ascolta come l’oriente sereno
indora i mesti inganni
del suo sorriso,
e d’un palpito ha gli occhi
d’un soffio il suo viso.
Per chi volesse ascoltarle, i video:
• Giuseppe Ungaretti – La madre, letta da Gianni Caputo
• Supplica a mia madre, voce di Pasolini