06 Marzo 2022

La guerra giusta non c’è

Claudio Volpi
La guerra giusta non c’è
La guerra (opera di Henri Rousseau)

“La guerra è morti, e ancora di più feriti, quattro feriti per ogni morto, dicono le statistiche. I feriti sono il lavoro incompiuto della guerra, coloro che la guerra ha colpito ma non è riuscita a uccidere: esseri umani che soffrono, emanano dolore e disperazione. Li ho visti, uno dopo l’altro, migliaia, sfilare nelle sale operatorie. Guardarne le facce e i corpi sfigurati, vederli morire, curare un ferito dopo l’altro mi ha fatto capire che sono loro l’unico contenuto della guerra, lo stesso in tutti i conflitti… Ogni giorno, migliaia di persone soffrono le conseguenze di guerre di cui ignorano le ragioni. Ma allora qual è il senso della guerra, contro chi si sta combattendo, se si dichiara di combattere contro dittatori e terroristi e poi il risultato finale è che nove volte su dieci è un civile a perdere la vita? Quale medico prescriverebbe un farmaco che nove volte su dieci uccide il paziente?  In un ospedale, quel farmaco verrebbe proibito, e chi si ostinasse a somministrarlo sarebbe denunciato”. (Gino Strada ‘Una persona alla volta’).  Ecco tre poesie suggeriteci da Luca Mastrantonio che riproponiamo oggi in questa rubrica.

Oh cos’è questo suono

Oh, cos’è questo
suono che vibra
all’orecchio
giù nella valle
rullando, rullando?
Sono soltanto i
soldati scarlatti,
caro,
i soldati che stanno
arrivando.

Oh, che cos’è quella
luce che brilla così
chiara
in lontananza,
brillando,
brillando?
Soltanto il sole,
sulle loro armi,
caro,
mentre leggeri stan
camminando.

Oh, che stanno
combinando con
tutti quegli arnesi
di prima mattina,
di prima mattina?
Sono le loro solite
manovre, caro,
o forse è un
avvertimento.

Oh, perché hanno
lasciato la strada
laggiù,
perché
d’improvviso
stanno girando,
girando?
Forse c’è un
cambio nei loro
ordini, caro,
perché ti stai
inginocchiando?

Oh non si sono
fermati per le cure
del medico,
non hanno
rallentato i loro
cavalli,
cavalcando?
Perché nessuno di
loro è ferito, caro,
nessuno di quelle
unità.

Oh è il parroco che
vogliono, quello
con i capelli
bianchi,
È il parroco vero, o
non è vero?
No, stanno
andando oltre il
suo ingresso, caro,
senza neanche
visitarlo.

Oh deve  essere il
contadino astuto,
astuto?
Hanno già
oltrepassato la
fattoria caro,
ed ora stanno
correndo.

Oh dove stai
andando? Rimani
qui con me!
Le tue promesse
erano ingannevoli,
ingannevoli?
No, ti promisi
d’amarti, caro,
ma io devo andare.

Oh la serratura è
rotta e la porta in
frantumi
oh verso il cancello
stanno girando,
girando;
sbattono i loro
stivali sul suolo
e i loro occhi sono
di fuoco.

                W. H. Auden

La guerra che
verrà
non è la prima.
Prima
ci sono state altre
guerre.
Alla fine
dell’ultima
c’erano vincitori e
vinti.
Fra i vinti la
povera gente
faceva la fame. Fra
i vincitori
faceva la fame
la povera gente
egualmente.

                          Bertold Brecht

Promemoria

Ci sono cose da
fare ogni giorno:
lavarsi, studiare,
giocare,
preparare la tavola,
a mezzogiorno.

Ci sono cose
da fare di notte:
chiudere gli occhi,
dormire,
avere sogni da sognare,
orecchie per non sentire.

Ci sono cose
da non fare mai,
di giorno né di notte,
né per mare
né per terra:
per esempio,
la guerra.

                         Gianni Rodari

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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