12 Giugno 2022

La fine della scuola

Claudio Volpi
La fine della scuola

Giovedì è stato l’ultimo giorno di scuola qui in Umbria, e l’ultima mattina è trascorsa tra passeggiate di alunni vocianti e in qualche modo felici tra le vie di Assisi, tutti belli questi ragazzi, con quella forza che appartiene alla loro età, quella volontà di onorare la vita ogni istante, semplicemente perché è vita, e c’è e così la inventi. Li guardi, questi  giovani,  e ti fanno sentire  che a volte’ la vita bisogna lasciarla scorrere, vederla scorrere e assecondarla, entrandovi dentro, così che i suoi flutti non si infrangano con l’ossessione umana di coinvogliarne la forza, trattenendo ciò che è troppo grande, e ovunque straripa, come quando hai quattordici anni e un intero  pomeriggio a tua disposizione , e quel pomeriggio equivale a decine, decine di vite d’adulto, perché è un pomeriggio puro, completamente aperto, e non subisce barriere, è un pomeriggio intero per davvero’ (Aldo Nove). Così questa loro energia contagiosa ci ha richiamato alla mente una bella poesia di Maria Luisa Spaziani, (1922-2014), legata ai momenti indimenticabili della scuola.  Insieme mettiamo due poesie di Biancamaria Frabotta, scomparsa il 2 maggio scorso a 75 anni, personaggio importante della vita culturale italiana, che ha insegnato per molti anni Letteratura Moderna e Contemporanea alla Sapienza di Roma, formando generazioni di giovani che poi sono rimasti a lei devoti, talmente unico il suo tocco e la sua impronta. Come scrive Maria Grazia Calandrone di cui per ultima riportiamo una sua poesia  a lei dedicata, la Frabotta aveva la volontà incrollabile di seminare il mistero della poesia dentro le intelligenze di noi ragazzi, ancora increduli che i poeti fossero addirittura viventi.

Papà, radice e luce,
portami ancora per mano
nell’ottobre dorato
del primo giorno di scuola.
Le rondini partivano,
strillavano:
tra cinquant’anni
ci ricorderai

Maria Luisa Spaziani

Ora che la posta del gioco
è salita alle stelle
il cuore è di pietra
e il cielo di carta                     
e come una forbice
in mano alla sarta
si staglia nell’etere
l’ala sinistra
temibile orma
del volo che accora
mi lascio fendere,
mi lascio avvolgere…
Adoro quest’ala
che sosta nell’aria
sinistra.

Biancamaria Frabotta

Dalla stanza contigua,
al di là della porta socchiusa
un trambusto di camici bianchi
preannuncia un’uscita di scena in agguato.
Una voce monotona
ripete in tre note
il suo rauco dolore,
un’altra si lamenta in sordina
compiangendo la sua sorte,
una terza, presa dal panico,
è stata appena sedata.
Per quanto riguarda
la mia vicina
nulla sa né vuole sapere.
Teme le febbri,
le pericolose pleuriti,
i malanni di questi tempi gravi,
forse incurabili.
Anche un solo starnuto
desta il suo allarme.
Strappata dalle sue faccende domestiche
piange in silenzio.
Non so se sto sognando,
ma in sottofondo s’ode
un ritornello infantile.
Un coro di voci bianche
portate da un colpo di vento
che agita le tende.

Biancamaria Frabotta

Dopo che il corpo dell’amico è caduto
in un mistero più grande del mistero
del corpo, il lavoro di quelli che restano
è trasformare la memoria in terra
che ancora sostiene, in intelligenza
da tramandare come una forma nuova
di comprensione: trovare, ancora una volta,
il bagliore di luce tra le spine e metterlo
a disposizione di tutti, rifarne un’esperienza
rituale, collettiva, feconda.
Un patto di fiducia da rinnovare.

Maria Grazia Calandrone

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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