L’attenzione assolutamente pura è preghiera. [L’ombra e la grazia, Simone Weil]
Un percorso scosceso e meandrico nella spiritualità. Ce ne sta apparendo un segmento, fatto di luci e ombre, attraverso alcuni passaggi sonori, fogli sparsi di memorie ed eventi senza nessuna apparente connessione tematica né organica. Gli Ashes, Lino Capra Vaccina, coloro di cui si parlerà prossimamente (laddove la spiritualità deflagra nella sua più grande contraddizione geopolitica). Qui e ora, un uomo iconico e laterale, un’ombra della luce, che sembra sempre fare un passo indietro, creando così un vuoto centripeto. Il suo nome e la sua vicenda di compositore e asceta si legano strettamente a quella di Franco Battiato.
Si incontrarono durante la leva militare e sarà il catanese a produrre il suo primo album. “La Finestra Dentro” (1974) vibra dei suoi anni e delle tensioni esistenziali e politiche che a partire dal ’68 attraversarono il mondo per un po’. Ascoltatevi l’enciclopedica suite, Il Regno dell’Eden e i suoi effluvi di Jefferson Airplane, dei New Trolls di “Senza Orario, Senza Bandiera”, di Area e Genesis assieme. Con l’aggiunta di una speziatura mistica affatto originale, la cui agrezza pulisce il cuore.
Bisognerà attendere il 1988 per avere un secondo album. In quei quattordici anni tante cose però. Le collaborazioni con Lino Capra Vaccina, Telaio Magnetico, Battiato, Alfredo Cohen, i concerti. E poi i voti da monaco benedettino, siamo alla fine dei settanta, e lo scendere dentro di sé per salire verso l’alto che lo porteranno ad abbandonare pure la fraternità monastica per il romitaggio alle pendici dell’Etna. Anni in cui la musica zampillerà fuori come moto dell’anima, spruzzi di cristallina bellezza che ha spesso dissetato fluendo da altrui bocche.
Negli anni ’90 e nel terzo millennio Camisasca contribuisce ad arricchire il canzoniere italiano di composizioni la cui importanza va ben al di là del loro riscontro commerciale. Canzoni, di cui è autore o coautore, resistenti al passare tempo: Il sole nella pioggia, Visioni, Tempo senza tempo per Alice; I processi del pensiero, Potemkin per Milva. E la sua misurata produzione discografica costituisce, per visione, un corpus unico: “Il carmelo di Echt” (1991), “Arcano enigma” (1999) con gli arrangiamenti dei Bluevertigo, “Spirituality” (2016), “Laudes” (2019), “CristoGenesi” (2021). Può succedere che, nonostante le buone intenzioni, certe produzioni incellofanino l’ispirazione d’un kitsch discutibile, ma altre volte l’esito è felice e con l’elettronica si dà enfasi all’utopia, come in Tocchi Terra,Tocchi Dio. Ma è dal vivo che si può essere davvero presi dalle correnti ascensionali.
C’è un quid metafisico che supera la dimensione della religione e pure della fede: l’attenzione al punto prezioso e segreto che ognuno ha dentro. È là che converge lo sguardo interiore, a patto di lasciar cadere le difese e sciogliere il beffardo che è in noi.
Un ambiente raccolto e di sacre memorie, l’ex chiesa di Sant’Anna delle derelitte, a a Perugia, accoglieva il 23 marzo del 2019 una figura umana completamente avulsa dai cascami dello spettacolo, gentile ed un poco affaticata. In quella dimensione di fragilità hanno preso forma una manciata canzoni fintamente semplici, d’una chiarezza quasi oscena. Perché, lo si ammetta, non c’è niente di più stolto e scandaloso che cantare, in questi tempi (più che in altri), del divino e del suo positivo riflesso umano.
Camisasca è stato piccolo e cosmico. La memoria sovrappone i radi ma continui ascolti che si fanno della sua musica alla tracklist della serata. In mente ci sono L’impermanenza e Luce dell’India, o forse è una nostra proiezione. Di sicuro, in chiusura, si è sconfinato in Nomadi che ha risuonato, come sempre, incongrua buona novella. È che si sovrappone alle contraddittorie immagini di uomini e donne alla deriva. I viandanti vanno in cerca di ospitalità, tanta fede ci vuole….
Noi dobbiamo a volte essere disposti ad essere colpevoli. [Dietrich Bonhoeffer]