25 Ottobre 2021

Josephine Foster

Dionisio Capuano
Josephine Foster

Uno più Uno – fa Uno [Emily Dickinson]

Josephine Foster è come un’astrazione potente de La Casa nella Prateria (che è a sua volta un’astrazione). È  la visione archetipica d’una America rurale che attraversa molta della musica contemporanea. E per “contemporanea” intendiamo l’avvallamento cronologico del nostro qui e ora, che non è un dato puntuale, istantaneo, ma è una disarticolazione del tempo, una distensio animi dove interagiscono passato e futuro.

Per dire, l’esperienza che facciamo del country parte da Nashville di Altman, va alla folgorazione di Ring of Fire nella versione di Wall of Voodoo, torna al lento, mai concluso, approfondimento di Anthology of American Folk Music di Harry Smith ed è ancora un tornare indietro andando avanti con, ad esempio, Devendra Banhart. E sono solo alcuni grani d’un rosario musicale che recitiamo male ed in modo incompleto, ma tanto basta per dare un’idea della (nostra) dissestata percezione della contemporaneità. Josephine Foster illumina tutto questo e riempie i vuoti.

Da un ventennio, la sua voce, purissima-con-impurità, distilla quel pre-giudizio che abbiamo del country-folk americano, facendo della tradizione un conturbante territorio di memoria inventiva. Il distillato sonoro ha caratteri così “assoluti”, statici a volte, minimali, da risultare sperimentale, alieno. S’intride di blues, gospel e sgranature dissonanti. Fuori dal tempo. Se viene da fare un collegamento con la figura di Emily Dickinson, ebbene, non è improprio, visto che la Foster ha messo in musica alcuni versi della poetessa di Amherst.

Scivolando per i suoi quattordici albums fino a “No Harm Done” (2020) si ritrova quel cantare fatto di altezze dis/suadenti, una velatura all’ugola e piccoli continui prolassi cianotici della tonalità. Storie domestiche, visioni rubate da fuori di una finestra di una casa di campagna, un saloon dove sono rimaste due tre persone, un falò laggiù nel campo. In Sure Am Delivish si discute con Dio e di lì si riconosce uno spirito che allarga il respiro a tutto il disco e lo espande a metafisica. Le vibrazioni che si avvertono estendersi intorno ai grumi melodici si allontanano, tracimando dolcemente al dì là delle orografie dei ricordi personali, dando suono al detto “tutto il mondo è paese”.

Di recente c’è stato anche l’incontro con l’inquieto Daniel Blumberg, nella la colonna sonora di “The World to Come” (2021) (film con Katherine Waterston e Casey Affleck). Ed ora quindi, avendoli visti separatamente sullo stesso palco, ci piacerebbe davvero vederli insieme, l’instabilità dell’inglese e la placida fissità dell’americana, ascisse e ordinate d’un soundscape a venire.

Ha suonato allo ZUT!, questo nodo di intensità al centro del mondo, nel febbraio 2019, era il “Faithful Fairy Harmony Tour”. Una questione privata (A Little Song) che si faceva via via universale (Eternity). Stavamo proprio in prima fila, davanti a lei. Lo spazio, nel giro di qualche canzone, si è trasformato in un confine emotivo la cui linea si / ci dissolveva nell’onirico d’un lontano vicinissimo west. Eravamo fuori e dentro la casa nella prateria, immersi in un tramonto rosso e caldo, che era anche una notte di velluto punteggiata da stelle elettriche. Josephine Foster, quella sera, ha inventato un luogo, un altro, in quella regione politica ed emozionale che è il paesaggio sonoro umbro. Là alcuni passano seminando; altri ci vivono e, in modi differenti, lo curano; altri ancora ci stanno dentro e non se ne accorgono.

Rimase là a lungo ad ascoltare il respiro degli altri che dormivano e a contemplare la natura selvaggia fuori e dentro di sé [Cavalli Selvaggi – Cormac McCarthy]

Dionisio Capuano

È project designer e manager in ambito formativo e culturale. Collabora con la rivista Blow Up e tenta, senza successo, di mettere ordine nelle sue passioni per le varie forme dell'arte. Oggetto di studio in un recente saggio sulla critica musicale, ha pubblicato più di ottanta recensioni su dischi inesistenti ed è coautore di un album di musica elettroacustica.

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