In attesa che tutto abbia inizio, cosa fa intanto Francesco? Gira, vede gente, si muove, conosce, fa’ cose. Insomma vive, o meglio lascia che tutto scorra mentre la terra corre come una trottola disegnando traiettorie nello spazio infinito. Albe e tramonti: ogni giorno ha il suo senso mentre Francesco resta in attesa. In attesa di cosa? È quanto racconta il suo primo biografo ordinando notizie raccolte altrove. «Vi era ad Assisi un uomo, che gli era caro più degli altri. Poiché era suo coetaneo e l’amicizia e il mutuo affetto lo invitava a confidargli i suoi segreti, Francesco lo conduceva con sé in posti solitari e adatti al raccoglimento, rivelandogli di aver scoperto un tesoro grande e prezioso. L’amico, esultante e incuriosito, accettava sempre volentieri l’invito di accompagnarlo. Alla periferia della città c’era una grotta, in cui essi si recavano sovente, parlando del «tesoro». L’uomo di Dio, già santo per desiderio di esserlo, vi entrava lasciando fuori il compagno ad attenderlo e, pieno di nuovo insolito fervore, pregava il Padre suo in segreto» (1Cel 6). Punto di domanda: chi era l’amico sconosciuto? Dove si trovava il luogo segreto? Non ricevendo risposte da Tommaso da Celano, posso solo proporre ipotesi. Alla prima, come amico chi meglio di Bernardo da Quintavalle? Fu il primo a spogliarsi per condividerne la vita, fu l’ultimo a salutare prima dell’abbraccio con sorella morte. Soprattutto, la casa di Bernardo era proprio in fondo alla piazzetta dove si affacciava il fondaco di Pietro di Bernardone. Casa e fondaco erano divisi da una strada e dalla chiesetta di San Gregorio: nemmeno il tiro di un sasso! Con chi volete che giocasse il giovane Francesco quando raggiungeva il negozio paterno? E chi avrà mai incontrato vendendo stoffe una volta cresciuto? C’era una tale familiarità tra i due che Francesco poteva passare la notte in casa di Bernardo, come sappiamo dal seguito di questa vicenda privata. Solo una volta? Chissà quante volte Francesco e Bernardo avranno fantasticato di partire per l’avventura. Uscire di casa, uscire di città, per ridere e cantare, financo per sognare. Fin quando Francesco parte per la guerra, torna, è malato, guarisce ma resta inquieto. Cerca allora il silenzio e trova requie in un luogo che gli consenta di nascondersi dagli sguardi altrui. Ci porta un amico, gli svela il suo segreto. Dove sarà stato questo rifugio? Sono state proposte diverse soluzioni, tra chi vi ha riconosciuto le grotte presso l’eremo delle Carceri, dove verrà poi costruito un conventino per i frati. Chi invece la cripta di una chiesa romanica, forse quella sotto a chiesa di San Masseo sulla via dell’Arce, forse le due cripte dell’abbazia di San Benedetto al Subasio. Altri invece hanno proposto la tana del bandito Cinicchia lungo il corso del torrente Tescio. La mia opinione è che per trovare una soluzione si dovrà cercare una concordanza tra la vita di Francesco e un precedente letterario. Perché Tommaso da Celano non racconta la vita di un uomo, ma la vita di un santo. E la scrive su richiesta di papa Gregorio IX, che aveva elevato Francesco alla gloria degli altari. Di conseguenza il modello ideale seguito da Tommaso è la vita di Cristo come viene narrata dai Vangeli, ma anche le vite dei tanti santi confessori come sono narrate dai loro agiografi. Di questi il più importante è forse sant’Antonio di Vienne, monaco vissuto nell’antico Egitto dove si era dedicato alla contemplazione ritirandosi in luoghi solitari o addirittura all’interno di tombe, dove resisterà a molteplici tentazioni diaboliche. Francesco conosce i monaci Antoniani, che hanno ad Assisi una loro sede nella parte di sopra della città. È da questi monaci che prenderà come talismano l’emblema del Tau. Sarà seguendo l’esempio di sant’Antonio che Francesco resisterà alle tentazioni nascondendosi in uno dei tanti mausolei romani che s’incontrano lungo la via dell’Arce, la strada che conduce alla chiesa della Maddalena dove stavano i lebbrosi. Se ne vedono ancora le camere sepolcrali in laterizio spoglie dei travertini di rivestimento, oggi aperte verso il cielo per accogliere lo Spirito che soffia dove vuole. Francesco sta lì in attesa.
