Come tutti gli umani, siamo posseduti dalle passioni, e al di là dell’aspirazione al potere, che coinvolge tutti, è l’Eros la forma più comune e diffusa del desiderio, il flusso di energia vitale che muove l’agire umano. Il desiderio è insomma ciò che muove il mondo degli esseri umani, una forza viva e pulsante; spesso il desiderio è energia in movimento, tensione verso qualcuno, forza misteriosa e irresistibile. L’amore quindi è una tensione fra un soggetto che desidera e un oggetto desiderato, e quando l’oggetto desiderato non ricambia il desiderio, l’amore diviene una sorta di inseguimento. Ci sono dei versi bellissimi del poeta latino Lucrezio dove troviamo questa teoria dell’eros, con la sua insistenza sull’inafferrabilità dell’oggetto d’amore. “L’oggetto d’amore è per Lucrezio un simulacro incorporeo e inafferrabile, evanescente, che ha la stessa consistenza fisica del vento dal quale viene portato via, lasciando l’innamorato nella frustazione e in preda a un desiderio impossibile da soddisfare. La teoria lucreziana del simulacrum esprime con lucidità l’idea del carattere fantasmatico dell’oggetto del desiderio, che è tanto più seducente quanto è più immaginario, frutto della nostra stessa fantasia. L’amore dunque altro non è che un gioco di simulacri, soggetto a una dinamica la cui natura circolare mostra come il desiderio nel suo continuo alimentarsi non possa mai trovare soddisfazione” (Giampiero Rosati). Chissà che non sia proprio così …
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Ma dell’umano sembiante,
d’un leggiadro incarnato,
nulla penetra in noi da godere,
se non diafane immagini,
misera speranza
che spesso è rapita dal vento.
Come in sogno
un assetato che cerchi di bere,
e bevanda non trovi
che estingua nelle sue membra l’arsura,
ma liquidi miraggi insegua
in un vano tormento,
o immerso in un rapido fiume
ne beva, ma la sete non plachi,
così in amore Venere
con miraggi illude gli amanti
che non sanno appagarsi
mirando le svelate forme,
né a una carezza involare
qualcosa dalle tenere membra,
irrequieti vagando
per l’intera superficie del corpo
(trad. Canali dal ‘De Rerum Natura’, 4.1094-1104)
E per chi questi versi li volesse leggere e godere direttamente in latino:
…
ex hominis vero facie pulchroque colore
nil datur in corpus praeter simulacra fruendum
tenvia; quae vento spes raptast saepe misella.
ut bibere in somnis sitiens quom quaerit et umor
non datur, ardorem qui membris stinguere possit,
sed laticum simulacra petit frustraque laborat
in medioque sitit torrenti flumine potans,
sic in amore Venus simulacris ludit amantis,
nec satiare queunt spectando corpora coram
nec manibus quicquam teneris abradere membris
possunt errantes incerti corpore toto.