Il grande Shakespeare e suoi versi sontuosi.
Sonetto XV
Quando considero
che ogni cosa che cresce
si regge in perfezione
solo un breve momento,
che questo immenso palcoscenico
non presenta che apparenze
su cui in segreto influsso
commentano le stelle;
quando percepisco che
come le piante gli uomini crescono,
incoraggiati e contrastati
dal medesimo cielo,
si gloriano in giovane linfa,
in vetta decrescono
e consumano il loro superbo stato
al di là della memoria;
allora il pensiero
di questo incostante stare
ti pone ricchissimo di giovinezza
davanti alla mia vista,
dove il Tempo devastatore
dibatte con Rovina
per mutare il tuo giorno
di giovinezza in lurida notte;
e in piena guerra col Tempo,
per amor tuo,
di quanto egli ti toglie
io ti innesto nuovo.
Sonetto XII
Se ascolto l’ora
che il tempo rintocca
e vedo il giorno
affondar nella tenebra,
se la violetta
illanguidita scorgo
e ricci neri
che imbianca l’argento,
se spogli vedo
gli alberi giganti
riparo al gregge
un dì nella calura,
e il verde dell’estate
stretto in fasci
recato sulla bara,
irto e canuto:
penso alla tua bellezza,
che tu pure
ti sperderai fra
i saccheggi del tempo
se cosa dolce e bella
si consuma
e muore come accanto
altre le crescono.
Alla falce del tempo
non hai sfida
se non nei figli,
quando ti rapisce