Ancore due poesie di Ellen Bass, una dove la sua voce poetica recupera alcune riflessioni sulla figura materna, risvegliate dall’atteggiamento della madre nella sua ultima settimana di vita, e in chiusura, con una citazione di un bellissimo passaggio tratto dalla Nona Elegia di Rilke, una poesia dove c’è una coinvolgente riflessione sulla difficoltà di essere umani in questo tempo e sulle responsabilità riguardanti le azioni di ciascuno perché tutto è parte del tutto, e ogni minima azione ha una conseguenza ed un effetto sugli equilibri più grandi.
L’ultima settimana
Pensavo che avrebbe voluto risparmiarmi
il fetore e la vergogna,
ma nell’ultima settimana di agonia,
mia madre ha lasciato che la cambiassi,
la lavassi con un panno tiepido e bagnato,
le facessi scivolare le lenzuola sotto i fianchi,
la carne sempre più morbida, le ossa allentate,
la gravità che la riportava verso la terra come un frutto caduto.
Devo dire quanto era precisa.
Aveva la mania dell’ordine, mia madre.
Nel negozio impacchettava mezze pinte di gin scadente
con la stessa cura che dedicava al Chivas Regal.
Impacchettava con la carta da regalo
ripiegando il bordo strappato, schiacciando
la piegatura con l’unghia del pollice,
rimboccando le estremità in un umile origami.
Pensavo che si sarebbe aggrappata alla sua dignità,
ma sembrava avesse perdonato il suo corpo,
tutto il caos e il crollo,
o forse era una maturazione finale
di fiducia o amore, di abbandono.
Non so bene come chiamarlo.
Il mondo ha bisogno di te
sembra che abbia bisogno di noi
tutto quello che
è qui
Rainer Maria Rilke
Riesco appena a immaginarlo
mentre cammino verso il faro, sentendo l’antica
preghiera delle mie braccia che oscillano
in contrappunto con i piedi.
Eccomi qui, sospesa
tra il marciapiede e il crepuscolo,
il cielo che si offusca così velocemente da sembrare vivo.
Come sarebbe se sentissi
l’attrazione invisibile tra te e il tutto?
Un ragazzo in bicicletta mi passa vicino,
con la camicia bianca aperta che ondeggia
dietro di lui come ali.
È un momento difficile per essere umani. Sappiamo troppo
e troppo poco. La brezza ha bisogno di noi?
E la scogliera? I gabbiani?
Se sei riuscito a fare qualcosa di buono,
all’oceano non importa.
Ma quando la mela di Newton cade verso la terra,
anche la terra, impercettibilmente, cade
verso la mela.