Il suo immaginario mischia echi della grande poetica occidentale, da Orazio a Gozzano con riferimenti culturali tipici di un uomo nato negli anni Ottanta. Usa una lingua poetica semplice ma si esprime anche in settenari ed endecasillabi. Rompe con lo sperimentalismo un po’ ermetico e poco comprensibile e con la poesia minimalista del dettaglio, a favore di versi che si capiscono e che raccontano le esperienze quotidiane, si interrogano sui grandi temi universali: gli affetti, il lutto, la morte, l’amore, il senso di insoddisfazione di sé, il viaggio, la paura e la speranza del futuro. Una poesia riflessiva ed inquieta.
1
Capita che la notte
il battito del cuore cresca
e il sonno
che di giorno aspettavo
passi- e resto sveglio.
Una nebbia confonde
le ragioni e i ricordi
le mandrie sono nuvole
e gli alberi meduse.
Più in là in fondo alle briciole
mi aspettano una casa e il suo camino
ma il fumo forse è fuoco
e qui non c’è sentiero.
Apro di nuovo gli occhi
e mentre osservo il buio
desidererei solo
il cuore farsi lento il soffio forte
e niente più pensieri
niente storie.
A mio padre
Prenderò forse un giorno questo treno
su cui, da molto tempo,
non sarò più salito.
Sempre lo stesso viaggio,
i monti da un a parte
di là il mare.
Non mi starai aspettando a Pietrasanta
dove ti vedevo dallo scompartimento che fumavi.
Di solito però il treno era un altro
dalla stazione a casa
la camminata breve, il carico leggero.
Era Firenze e i muri così grigi,
e i tetti così chiusi e l’Arno aperto.
Sono in ritardo mangio
il pranzo riscaldato chiacchieriamo,
e ogni parola tace
più di quanto non dice
costretta nello sforzo di coprire
la cadenza romana
che a Roma, spesso, accentuo.
Domenica guardiamo la partita
la vedo normalmente,
sdraiato sul mio letto o sul divano
senza di te, lontano.
Il desiderio di essere a tua immagine e somiglianza
l’amore, a volte l’odio la paura
d’esserti figlio sotto condizioni
riceverò il tuo affetto solamente
se ti sarò piaciuto.
Per te, forse, lo stesso.
Mi venivi a trovare da bambino:
era il giorno del primo dei ricordi
siamo andati allo zoo, ridevi
e mi sporgevi verso
la vasca degli orsi polari;
qualcuno ci ha fatto una foto.
Con te portavi doni
giochi pupazzi e qualche scatto d’ira
che più tardi ho imitato.
Firenze ancora e è notte, la cucina
la scopa a nove carte,
tradizione di famiglia
giocasti col nonno
che ho conosciuto appena
la notte prima dell’operazione.
Parli della tua vita,
va il mio sguardo
sulla tovaglia a quadri azzurri e bianchi,
ascolto la tua voce
che mi racconta storie,
padre a figlio.
2
Sono passati gli anni della pioggia
e non ho moglie o botte,
siedo allo stesso lume,
dove di notte scrivo, se non esco.
All’università ho trascorso i pomeriggi,
qualche mattina-era gennaio
e il bar era deserto, raccontavi
del modo in cui era morto tuo marito
(tuo figlio era presente)
e io ascoltavo.
Lo scorso settembre, in campagna,
la festa dell’inizio dell’autunno,
come l’avevano chiamata
“che non andremo più la notte, ecc.”.
Abbiamo litigato in macchina
incerti se partire
quasi un’ora di strada fosse un viaggio.
Ridevamo al ritorno a cuore pieno
come se poi davvero
fosse l’ultima volta
e non andremo più la notte.
da qui sono partito
qui dove non arrivo.
Corrispondenze
Tace di primavera
il cielo equinoziale
il polline è nei fiori
e il sonno passa,
ritorna lo scirocco
e gli abiti leggeri.
Il ciclo resta uguale
da quando il mondo è mondo
con qualche anno di differenza
di anno in anno
piogge più o meno tarde
o siccità maggiore.
Non so calibrare i miei moti
su quelli regolari della terra
e il ritmo stagionale non si accorda
al flusso diseguale dei miei umori.
Un giorno segue l’altro
via via più caldi e lunghi e io
faccio quel che ho da fare-
in attesa che il sole
un libro o un giorno muti
in luminosa estate
l’inverno di scontento
che in giugno ancora dura.
La giovinezza è ancora
La giovinezza è ancora
passare sul gianicolo
di notte
sopra i profili incerti
di occhiali rotti e solo un occhio buono.
Ma in cima sono strade sconosciute
svolte sbagliate curve e giro a vuoto.
Le macchine affiancate
sono cattivi presagi troppa luce.
E la mia mente è liscia come una fontana
sopra la quale passano i ricordi
le sensazioni appena vissute e già passate-
dove vorrei tempesta è la bonaccia
e uniti, come è giusto,
paura e desiderio.