Oggi due poesie scritte da Borges, di cui una in particolare che si intitola ‘I Giusti’. Chi sono gli uomini giusti descritti da Borges? “Sono chi coltiva il suo giardino, chi è contento che esista la musica, chi scopre con piacere una etimologia, due impiegati che giocano in silenzio agli scacchi, un ceramista che premedita un colore e una forma, un tipografo che compone bene una pagina, una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un canto, chi accarezza un animale addormentato, chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto, chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson. Queste persone, seppure ignorate, dice il poeta, stanno salvando il mondo. A una piega della realtà ci sono delle persone capaci di vedere un re in ognuno, perché hanno sperimentato la vita e il suo dolore e riconoscono la propria esperienza nell’altro, in loro divino e umano coincidono. Uomini che sanno lavorare con cura, che sono grati alla vita anche se hanno poco, che conoscono il loro mestiere e quello di vivere: il loro destino si compie nel silenzio, non si perdono dietro illusioni, raggiungono la pienezza del loro vivere nella fedeltà a se stessi e alle cose. Attorno a loro tutto è semplice, attorno a loro non bisogna fingere nulla” (A.D’Avenia). Se ci guardiamo bene intorno, annullando i meccanismi malefici della nostra società vedremo che, nonostante tutto, ci sono delle persone esattamente così, e da queste persone possiamo imparare che vivere equivale a donare ciò che si è, che conoscere è lavorare un pezzetto di mondo perché dia frutto, che amare è curare i dettagli, che essere generosi è generare. Credo poi che troverete anche la seconda poesia molto bella, con la malinconia di un amore sfumato, e dei suoi ricordi.
I giusti
Un uomo che coltiva
il suo giardino,
come voleva Voltaire.
Chi è contento
che sulla terra
esista la musica.
Chi scopre
con piacere
un’etimologia.
Due impiegati che
in un caffè del Sud
giocano in silenzio
agli scacchi.
Il ceramista che
intuisce un colore
e una forma.
Il tipografo che
compone bene
questa pagina
che forse
non gli piace.
Una donna e un uomo
che leggono
le terzine finali
di un certo canto.
Chi accarezza
un animale
addormentato.
Chi giustifica
o vuole giustificare
un male
che gli hanno fatto.
Chi è contento che
sulla terra
ci sia Stevenson.
Chi preferisce che
abbiano ragione
gli altri.
Tali persone,
che si ignorano,
stanno salvando
il mondo.
1964
Non è più magico
il mondo.
Ti han lasciato.
Non condividerai più
la chiara luna
né i lenti giardini.
Non c’è più
una luna
che non sia
specchio del passato,
cristallo di solitudine,
sole di agonie.
Addio alle mutue mani
e alle tempie
che l’amore avvicinava.
Oggi soltanto
la fedele memoria
e i deserti giorni.
Nessuno perde
(ripeti veramente)
niente tranne
ciò che non ha
e non ha avuto mai,
ma non basta
essere forte
per imparare
l’arte dell’oblio.
Un simbolo,
una rosa
ti straziano
e può ucciderti
una chitarra.
II
Non sarò più felice.
Forse non importa.
Ci sono tante
altre cose
nel mondo:
un istante qualsiasi
è più profondo
e diverso del mare.
La vita è corta
e sebbene le ore
sian tanto lunghe,
una oscura meraviglia
ci perseguita,
la morte,
quell’altro mare,
quell’altra freccia
che ci libera
dal sole
e dalla luna
e dall’amore.
La gioia
che mi hai dato
e tolto
deve essere
cancellata;
quel che era tutto
deve essere niente.
Soltanto mi resta
il gusto
di essere triste,
questa vana abitudine
che mi inclina
a sud,
a una certa porta,
a un certo angolo.