Due poesie d’amore, ancora è possibile scrivere d’amore, di Beatrice Zerbini (Bologna ,1983).
1
Ho amato te:
a prescindere,
nonostante tutto,
prima e dopo;
ti ho amato con
e ti ho amato senza;
con tutta me,
senza volerlo;
con ostinazione,
senza sonno,
con garbo e con zelo,
con il tacco di otto,
di giorno e la sera;
senza l’indice
ad additarti,
senza domandare,
senza domandarti.
Ti ho amato senza riserve,
senza speranza,
senza la tua parte,
con la casa vuota,
con il letto pieno.
Ti ho amato contro,
e contro tutte le dissuasioni,
ho sbattuto
e ho abbattuto
più di un sorriso.
Ti ho amato per sempre,
come non bastasse,
ti ho amato adesso
e non oltre
l’ultimo verso
di questa poesia.
2
Ogni volta
che suonano alla porta
sei tu
che non suoni;
le lettere:
tu che non le hai scritte
e datate,
sei tu la firma,
la forma
di un altro nome;
sei tu
che non aspetti
al palo,
non qui sotto,
non alla fine
della strada,
non all’angolo,
non dietro di me,
non al bar:
sei lo sguardo,
la ricerca,
il vuoto;
sei tu
tutti i fattorini,
sei il mazzo di rose
non mio;
sei tu
che non regali fiori;
è tuo:
il nero dei maglioni;
tuoi:
il ristorante
dietro la stazione,
la stazione,
i treni,
quelli che arrivano,
ma anche
(e soprattutto)
quelli che
se ne vanno,
quelli che
non tornano,
quelli che
non mi dici,
il dodici
sul calendario,
le piante,
il mio pianto.
Sono tuoi:
Piero della Francesca,
Alberto Burri,
i carciofini
e il vino
e molto altro
fra le labbra;
questa poesia,
i secchi bianchi
con i bordi blu;
la ruggine è tua,
camminare per strada
in centro è tuo,
che sia felice io
è tuo;
la mia infelicità
non è tua,
è tuo:
il lato sinistro
del letto,
delle auto bianche,
della guancia,
del petto.