14 Marzo 2022

Hackedepicciotto

Dionisio Capuano
Hackedepicciotto

Sappi dunque: ferini giorni vivo / Un’ora d’acqua sono. La mia palpebra / la sera – bosco e cielo – s’assopisce / Poche parole solo sa il mio amore:/ al tuo sangue vicino è tanto bello. [Minaccia – Gottfried Benn]

Ho visto anche zingari felici. Alexander e Danielle hanno un look vagamente gitano, bohemien e certo sì, subliminalmente apocalittico, in una maniera gotico-contemporanea. Un che di Zampanò e di Gelsomina, ma in contesto post-moderno, da società liquida. La De Picciotto racconta l’andare nomadico della coppia in un bel graphic diary, “We are Gypsies Now”, da cui emergono molte delle sue doti: il disegno, la narrazione, l’osservazione del mondo e dei suoi fenomeni, la regia.

A Berlino che giorno è. Hacke è nato a Berlino Ovest. Ad appena quindici anni, nel 1980, entra negli Einstürzende Neubauten, probabilmente la più importante band tedesca degli ultimi decenni, che dalla mitica stagione del non-movimento “Geniale Dilletanten“, traghetterà musica e cultura industrial dentro il circo dello showbiz. Una storia che si ripete, quella dell’avanguardia che cortocircuita con il sistema dell’arte, con il suo bello ed il suo brutto (spesso più significativo del bello). Blixa Bargeld, che degli E.N. è voce e immagine pubblica, definisce il suo compagno di dissonanze come il vero “direttore musicale della band”.

The tunnel of love. Lei è nata a Tacoma, ma si trasferirà a Berlino. Il primo approccio con la città è nel 1987, passano appena un paio di anni, entra in contatto con la club culture, la ritroviamo nei “meteorici” Space Cowboys e insieme a Matthias Roeingh (alias Dr Motte) inventa la Love Parade. La manifestazione cresce di anno in anno. Sfilano in 150 persone alla prima edizione. Nel 1999 sono un milione e mezzo. S’impone come il più grande evento di musica dance e techno. Diventa lo specchio della società occidentale, che si sta infilando nel tunnel del turbo-capitalismo. Nel tunnel di Duisburg, era il 2010, un collo di bottiglia in cui dovevano defluire centinaia di migliaia di persone, ne muoiono 21 e oltre trecento restano ferite. E muore anche la parata dell’amore.

Noi due nel cuore e nell’anima. Danielle si era allontanata dalla Love Parade, accorgendosi di ciò che stava diventando. Nella scena underground europea era già comunque una “leggenda discreta”. All’inizio del terzo millennio collabora con gli E.N. e fa un documentario del loro tour del 2004. Alexander e Danielle si sposano nel 2006 ed il loro sodalizio affettivo ed artistico dura ancora; l’impressione è che si sia ancor più rafforzato.

Balliamo sul mondo. In quegli ottanta-novanta si parlava di surrealismo pop, si viveva un’atmosfera di felicità diseguale, come nei ‘60. Non c’era il boom ma l’impressione che l’Europa fosse la già quasi raggiunta nuova terra promessa. Era un’illusione, ben svelata dai “nuovi edifici che crollano”. I nostri due, nel frattempo, disegnano propri percorsi artistici ed uno in comune, che prende avvio con un live-show, “The Ship Of Fools”, la cui controparte sonora si transustanzia in album, miscela di ritmiche tribali, elettronica post-industrial, ballate apocalittiche, folk misterioso e maieutico. Seguiranno “Hitman’s Heel” (2011), “Perseverantia” (2016), “Meditation Soundtrack” (2016), “Menetekel” (2017), fino al più recente “The Silver Threshold” (2021).

Nove marzo duemila-ventidue. Il crocifisso sta nell’oscurità, in alto. Si intravede appena, dietro uno schermo che trasmette raggelanti immagini di ambienti distopici, familiari eppure non del tutto identificabili. La chiesa di Sant’Agostino a Perugia accoglie, che meglio non si può, un uomo alto con il cappello, vestito elegantemente da zingaro western e una signora in rosso. Stanno sotto quel frutto strano. In un vangelo apocrifo ancora da scrivere sono Giovanni e Maria (e sulla copertina di Meditation Soundtrack Olga Volchkova è andata ben oltre…). Canzoni sulla soglia del raga, armonie vocali a cappella come profezie, una ghironda che dipana bordoni e piega il fluire del tempo, un violino che s’intreccia con una chitarra elettrica. Antiche danze folk ibridate d’elettronica, tra trance e dance. Una specie di messa laica d’intercessione, che narra d’un umanità rapace e di qualche speranza, di una natura minacciata e di qualche possibilità. Alexander e Danielle suonano quasi un’ora e mezza. Sacred Noise ricomincia così il suo viaggio, in tempi assai difficili. Tra gli armonici, pare di sentire frequenze di sirene. E la musica, l’arte, diventa un bunker.

Non sarebbe bello / Non farci più del male / Non sarebbe eroico / Non essere degli eroi. [Riprendere Berlino – Afterhours]

Dionisio Capuano

È project designer e manager in ambito formativo e culturale. Collabora con la rivista Blow Up e tenta, senza successo, di mettere ordine nelle sue passioni per le varie forme dell'arte. Oggetto di studio in un recente saggio sulla critica musicale, ha pubblicato più di ottanta recensioni su dischi inesistenti ed è coautore di un album di musica elettroacustica.

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