Ieri, 21 Marzo, giornata mondiale della poesia, e Marzo, mese della poesia, ‘un tempo sospeso in cui le parole si fanno più attente, più lente, più necessarie’. In questa rubrica, da anni, vi accompagniamo con le nostre poesie, come scrive Crocetti, per fermarsi, respirare, leggere, sentire la bellezza evocativa delle parole. Oggi due poesie sulla guerra di Bertolt Brecht (1898-1956), questa tragedia che accompagna perennemente l’umanità: “S’incontrano per uccidersi l’un l’altro, si massacrano, mutilano decine di migliaia di uomini, e poi celebrano riti di ringraziamento per il fatto di aver ammazzato molte persone, festeggiando la vittoria. Come fa Dio da lassù a guardare e ad ascoltarli?” (Tolstoj, ‘Guerra e Pace’).
La guerra che verrà
non è la prima.
Prima ci sono state
altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti
la povera gente
faceva la fame.
Fra i vincitori
faceva la fame
la povera gente egualmente.
1
Che non brucino le case
Che non si conoscano bombardieri
Che la notte sia per dormire
Che la vita non sia un castigo.
Che le madri non piangano
Che nessuno uccida.
Che ognuno costruisca qualcosa
Così ci si può fidare di tutti.
Ce la devono fare i giovani
tanto quanto i vecchi.