26 Aprile 2021

Ghédalia Tazartès

Dionisio Capuano
Ghédalia Tazartès

Affranto, dopo un’infruttuosa giornata di ricerche, crollò sul letto, in lacrime. Golem! Golem! Golem! Dove sei? Dove era andato, il maledetto, a fare danni?

Ci sono incontri mancati che rimangono dentro più forti delle esperienze vissute. Creano vuoti in cui spirano correnti gelide, altre volte brezze leggere. Luoghi di attesa cronica. Espiazione certa e speranza vana.

Tazartès, ladino di ceppo ebraico-ispanico, con radici tessali, nasce in Francia poco dopo la fine della seconda guerra mondiale, era il 1947. Nella sua musica risuona l’assurdo di quell’iperoggetto, ma senza formulazioni didascaliche, come una delle possibili distorsioni ed allucinazioni acustiche che ne caratterizzano l’inclassificabilità. Le matrici ebraiche sono ineludibili, bastano i titoli di due album “Diasporas” (1979) e “La Bar Mitzvah du Chien” (2015). Ed è sufficiente un ascolto superficiale di una qualsiasi delle sue composizioni per assaporare la stratificazione culturale, emotiva, speziata da un’attitudine che si direbbe sperimentale, d’avanguardia, ma che è solo l’ineluttabile resa sonora dell’esperienza che facciamo tutti noi, europei, quando ci guardiamo allo specchio: un melting pot instabile di negazioni e disconoscimenti, di identità di cui ci si vergogna e di indegnità di cui si va fieri.

Miscela strana, satura lanx destinata ai figli diseredati degli dei, che lui chiamava “impromuz”, dove affiorano la musica concreta di Michel Chion (con il quale ha collaborato), il folklore est-europeo e mediterraneo, canti rituali e religiosi, melismi struggenti, rumore e registrazioni d’ambiente. Il fascino d’una narrazione, tra il surrealismo e la pedagogia rabbinica (spesso surreale di suo), le cui oscurità sono quanto di più sentiamo nostro. Ghèdalia alchimista, che allestisce il suo laboratorio direttamente nella nostra anima e la cui potenza magica, inquietante e liberatoria, si è sempre manifestata dal vivo. Ad esempio, nella performance del 2017 insieme a Nico Vascellari.

Il musicista appartiene alla schiera di artisti fuori dei radar del grande spettacolo e che pure tessono una rete essenziale per fare restare viva la cultura, per evitare che si trasformi in una gradevole bambola-zombie. Nel 2008 la Fondazione Cartier l’ha chiamato a tenere una performance in occasione di una mostra di Patti Smith a Parigi. L’occasione è stata propizia per un altro progetto multimediale, “Häxan” (2011) portato anche in tour. Un cine-concerto in cui Tazartès suona mentre scorrono le immagini dell’omonimo film di Benjamin Christensen, pellicola del 1922 che influenzò profondamente il cinema espressionista e tutto l’immaginario del fantastico visuale.

Del passaggio in Umbria ci siamo “ricordati” nel 2019, per via d’un flyer appeso sul muro al Chupito, una sera che stavamo là per un concerto di cui si parlerà prossimamente. Ci è parso pure che i suoi occhi ci guardassero con malinconico rimprovero. Dove eri? Cosa stavi facendo il sedici marzo 2015 mentre suonavo all’Auditorium Santa Cecilia, a Perugia? L’evento, di cui non (…) vogliamo sapere alcunché per quanto ci brucia la nostra assenza, veniva organizzato all’interno di “Sacred Noise”, tra le più interessanti rassegne che striano il cuore verde d’Italia. Era l’anno, tra l’altro, in cui veniva pubblicato in edizione ultra limitata, dono per gli amici, un vinile inciso su una sola facciata, “Il regalo della Befana“, brano originariamente incluso in “Une Éclipse Totale de Soleil” (1984). Ci pare ricordare che per l’Epifania noi ricevemmo solo del carbone, neanche troppo dolce.

Ghédalia Tazartès è morto il nove febbraio scorso.

Stava addormentandosi per la spossatezza quando la peluria morbida d’una coda guizzante gli sfiorò le labbra. Sentì le fusa e poi una lingua rasposa sulla fronte.

Dionisio Capuano

È project designer e manager in ambito formativo e culturale. Collabora con la rivista Blow Up e tenta, senza successo, di mettere ordine nelle sue passioni per le varie forme dell'arte. Oggetto di studio in un recente saggio sulla critica musicale, ha pubblicato più di ottanta recensioni su dischi inesistenti ed è coautore di un album di musica elettroacustica.

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