19 Aprile 2021

Fire!

Dionisio Capuano
Fire!

Sapeva di avere un super-potere.

C’è sicuramente qualcosa di vero oltre la banale, parzialmente scorretta, affermazione che il tre sia il numero perfetto. Se non proprio la geometria trinitaria, sarà magari la teofanica Trimurti formata da Brahmā (il creatore), Visnù (il preservatore) e Śiva (il distruttore). Alcuni studiosi riportano questa configurazione ai sistemi delle triadi indoeuropee e qui ci interessa in particolare quella nordica: Odino, Thor e Freyr. Ecco, così ci siamo, lo scenario di Valhalla Rising di Nicolas Winding Refn pare una credibile location per il suono del trio composto da Mats Gustafsson (sax), Johan Berthling (basso) and Andreas Werliin (percussioni).

L’incontro dei tre svedesi avviene nel 2009 ad opera di un promoter intuitivo, Conny Lindströmun, che propose la cosa a Johan Berthling, musicista dalle larghe vedute con alle spalle i Tape, la label Häpna, gli Angles 9, le collaborazioni con Sten Sandell ed ancora altro. Aveva suonato separatamente sia con Gustafsson che con Werliin, i due però, fino ad allora, non avevano avuto occasione di incrociare gli strumenti. Il percussionista, il più giovane dei tre, insieme alla moglie Mariam Wallentin stava avviando il progetto Wildbirds & Peacedrums. Gustafsson era in pista dalla fine degli ottanta (quando Werliin aveva sette-otto anni, per dire) ed era già una figura imprescindibile nella musica creativa internazionale, con un curriculum di collaborazioni che è causa di bulimia discografica. Paul Lovens, Ken Vandermark, Peter Brötzmann, Otomo Yoshihide, Barry Guy, Sonic Youth e così suonando per un ammontare di oltre trecento albums

Qui si parla di musica creativa in senso non tecnico, come luogo in cui convergono jazz, contemporanea, fall-out rock, anche folk, che sobbollono ibridi mentre melodia e voci del maelström congiurano assieme e si sposano. Definizione di sicuro naif e che farebbe storcere il naso ad Anthony Braxton. Peraltro corrisponde alla miscela dei Fire! che, riprendendo la storia, nel giro di una sera decidono di provarci e salgono sul palco di un locale di Stoccolma, il Riche, dando fuoco alle polveri. La cosa funzionò oltre ogni attesa. L’intensità del suono prodotto era così espansiva che quell’assetto da incursori si è dovuto ampliare. Accanto al nucleo d’assalto, intorno ad esso, è nata la Fire! Orchestra, un organico di quindici elementi dove il naufragare è dolce ed elettrizzante.

La formazione “ridotta” ha licenziato proprio a febbraio di quest’anno il settimo album, “Defeat”, titolo apotropaico oppure un po’ alla Gibran, perché la musica è vittoriosamente potente e controllata, viscerale e futuribile anche quando suona melanconie blues, come in Alien (to my feet). Era invece il novembre del 2015 quando, per un caso fortuito capitò di leggere “Fire! unica data in Italia”. A Perugia, al cinema Zenith. Stava per uscire “She Sleeps, She Sleeps” (2016) al quale parteciparono pure Oren Ambarchi alla chitarra e Leo Svensson al violoncello, non della partita quella sera, ma si sa, difficile portarsi i turnisti in tournée.

Avremmo gradito molto “nuances” di corde ed archi, però tutto funzionò lo stesso come doveva. Il sax vigoroso e pieno, a volte dolente e spesso mugghiante, si infrangeva su di noi. Poi i crescendo, guidati dalle pulsazioni del basso e frementi di agitate percussioni, s’innalzavano dal livello del mare, sollevandoci fino a lontani recessi cosmici dall’apparenza norrena. Ci si ricorda anche di progressioni da funk combusto. Terminato il trattamento simil-idromassaggio, tonificati e contenti, trovammo fuori una silente città di fine autunno, dolcemente scandinava.

Il fatto è che non si ricordava dove l’aveva lasciato, procurarsene un altro, così a tarda sera, con i negozi chiusi, era difficile.

Dionisio Capuano
Dionisio Capuano

È project designer e manager in ambito formativo e culturale. Collabora con la rivista Blow Up e tenta, senza successo, di mettere ordine nelle sue passioni per le varie forme dell'arte. Oggetto di studio in un recente saggio sulla critica musicale, ha pubblicato più di ottanta recensioni su dischi inesistenti ed è coautore di un album di musica elettroacustica.

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