“Cos’è la patria? Custodire la memoria, questo è la patria. Le parole sono le materie prime per costruire una casa. Le parole sono una patria” (Mahmud Darwish, palestinese). Patria negata, esilio forzato, la tragedia di essere scacciati dalla propria terra, una condizione umana in cui non si sa più di cui si è figli (il pater, la patria), e si dubita della propria stessa esistenza perché chi è nato in un paese che non esiste a sua volta non esiste. Sul tema dell’esilio , sulla sofferenza e la tragedia di Gaza, due poesie, la prima di Hisam Jamil Allawi, 45 anni, di Aleppo, la seconda
di Giuseppe Langella, critico letterario e poeta. Poesie delicate e commoventi.
Nel mio specchio
Nel mio specchio,
sono lo straniero
trascino la mia ombra
come fosse una patria
che ha dimenticato
il suo nome
in un vento
che non conosce direzioni.
Abito in una casa di illusioni,
costruita dal mio respiro,
e chiudo le finestre
ogni volta che passa
il volto di mia madre
tra le nuvole migranti.
Il mio cuore è una valigia,
piena di lettere dei martiri
che nessuno apre…
nessuno legge…
tranne Dio,
quando a fine notte
piange con me.
L’esilio non è una distanza
ma una preghiera
smarrita prima di giungere,
e una nostalgia
che non sa
a quale abbraccio tornare.
Nell’estraneità,
divento un flauto spezzato
in cui soffia la nostalgia
ma emette solo silenzio.
Sono straniero
anche nel mio specchio.
Con che cuore
(Per i morti e per i vivi di Gaza)
Tu che hai visto
le mura del tempio
rotolare una pietra sull’altra
con che cuore
puoi fare uno scempio
bombardando i palazzi di Gaza?
Hai sofferto anche tu
senza cibo, nel deserto,
e senz’acqua da bere:
con che cuore
impedisci gli aiuti
o sfoltisci sparando le schiere?
Ogni giorno
la conta dei morti,
ogni giorno per fuoco
o per fame.
Il sadismo,
gli orrori dei forti,
le macerie per letto
e lo strame.
Se hai tentato
più volte in esilio
a trovare un paese accogliente,
con che cuore
vuoi ora cacciare
da quel lembo di terra
una gente?
Fosti schiavo
coi piedi nel fango,
sempre chino,
tra batti e ribatti:
con cuore ora assedi
il vicino,
lo disprezzi,
lo umili e maltratti?
Senza cibo,
né casa o un lavoro,
sospendete quel tiro
al piccione:
sono figli di Abramo
anche loro,
non bersagli di legno;
persone.
Ti hanno chiuso
dovunque nei ghetti
e non eri
malato di lebbra:
con che cuore
un serraglio progetti
con le sbarre
e del filo spinato?
Per gli eletti
fin d’ora si annuncia
una costa
da ricchi in vacanza;
ai nativi
è vietata la sosta:
solo tende,
neppure una stanza.
L’obiettivo alla fine
è svelato:
pulizia razziale di Gaza.
Calendario di morte e rovine,
chi si salva verrà deportato.