08 Marzo 2026

Esilio, Sofferenza, Morte.

Claudio Volpi
Esilio, Sofferenza, Morte.
Pompeo Batoni 'Enea fugge da Troia', 1754-1757, olio su tela,

“Cos’è la patria? Custodire la memoria, questo è la patria. Le parole sono le materie prime per costruire una casa. Le parole sono una patria” (Mahmud Darwish, palestinese). Patria negata, esilio forzato, la tragedia di essere scacciati dalla propria terra, una condizione umana in cui non si sa più di cui si è figli (il pater, la patria), e si dubita della propria stessa esistenza perché chi è nato in un paese che non esiste a sua volta non esiste. Sul tema dell’esilio  , sulla sofferenza e la tragedia di Gaza, due poesie, la prima di Hisam Jamil Allawi, 45 anni, di Aleppo, la seconda

di Giuseppe Langella, critico letterario e poeta. Poesie delicate e commoventi.

 

Nel mio specchio

Nel mio specchio,

sono lo straniero

trascino la mia ombra

come fosse una patria

che ha dimenticato

il suo nome

in un vento

che non conosce direzioni.

 

Abito in una casa di illusioni,

costruita dal mio respiro,

e chiudo le finestre

ogni volta che passa

il volto di mia madre

tra le nuvole migranti.

 

Il mio cuore è una valigia,

piena di lettere dei martiri

che nessuno apre…

nessuno legge…

tranne Dio,

quando a fine notte

piange con me.

 

L’esilio non è una distanza

ma una preghiera

smarrita prima di giungere,

e una nostalgia

che non sa

a quale abbraccio tornare.

 

Nell’estraneità,

divento un flauto spezzato

in cui soffia la nostalgia

ma emette solo silenzio.

Sono straniero

anche nel mio specchio.

 

Con che cuore

(Per i morti e per i vivi di Gaza)

 

Tu che hai visto

le mura del tempio

rotolare una pietra sull’altra

con che cuore

puoi fare uno scempio

bombardando i palazzi di Gaza?

 

Hai sofferto anche tu

senza cibo, nel deserto,

e senz’acqua da bere:

con che cuore

impedisci gli aiuti

o sfoltisci sparando le schiere?

 

Ogni giorno

la conta dei morti,

ogni giorno per  fuoco

o per fame.

Il sadismo,

gli orrori dei  forti,

le macerie per letto

e lo strame.

 

Se hai tentato

più volte in esilio

a trovare un paese accogliente,

con che cuore

vuoi ora cacciare

da quel lembo di terra

una gente?

 

Fosti schiavo

coi piedi nel fango,

sempre chino,

tra batti e ribatti:

con cuore ora assedi

il vicino,

lo disprezzi,

lo umili e maltratti?

 

Senza cibo,

né casa o un lavoro,

sospendete quel tiro

al piccione:

sono figli di Abramo

anche loro,

non bersagli di legno;

persone.

 

Ti hanno chiuso

dovunque nei ghetti

e non eri

malato di lebbra:

con che cuore

un serraglio progetti

con le sbarre

e del filo spinato?

 

Per gli eletti

fin d’ora si annuncia

una costa

da ricchi in vacanza;

ai nativi

è vietata la sosta:

solo tende,

neppure una stanza.

 

L’obiettivo alla fine

è svelato:

pulizia razziale di Gaza.

Calendario di morte e rovine,

chi si salva verrà deportato.

Claudio Volpi

Nato ad Assisi, dove vive e lavora. Laureato in Lettere Moderne, si occupa di Arte e Antiquariato, ha una Galleria D’Arte nel centro storico della città. Dagli anni ottanta ha pubblicato diverse raccolte di poesie, l’ultima quest’anno con il volume “Voci Versate”, Casa Editrice Pagine Roma.

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